All’indomani del successo per 1-4 conquistato dal Napoli all’UPower Stadium contro il Monza, l’ambiente azzurro risuona dei soliti squilli di tromba trionfalistici. Tuttavia, analizzando con il dovuto distacco critico l’andamento dei novanta minuti in terra brianzola, appare chiaro come non sia tutto oro ciò che luccica e quanto sia prematuro lasciarsi andare ad facili entusiasmi.
La prima frazione di gioco ha infatti evidenziato i consueti segni di fragilità difensiva, uniti a una manovra a tratti farraginosa e priva delle necessarie geometrie. Le reti che hanno preso forma nella ripresa e che hanno gonfiato il punteggio finale sono nate per lo più da invenzioni e spunti individuali, piuttosto che da una vera e strutturata coralità di squadra. Esaltarsi per una vittoria contro un Monza visibilmente in difficoltà fa quasi sorridere: il vero valore e gli effettivi progressi della formazione guidata da Massimiliano Allegri dovranno essere sigillati da ben altri banchi di prova. Il primo dei quali si chiama Juventus, reduce dal pesante scivolone di Genova e ferita nell’orgoglio.
Se da un lato la continuità di gioco stenta a decollare, dall’altro vanno sottolineati aspetti indubbiamente positivi. La tenuta atletica complessiva è apparsa in netto miglioramento rispetto alle ultime uscite e diversi interpreti fin qui finiti sul banco degli imputati hanno inviato segnali di rinascita confortanti: le prestazioni di Rafa Marin, Olivera e Politano testimoniano un’inversione di tendenza fondamentale per le rotazioni stagionali.
Discorso opposto, purtroppo, per Lucca. Subentrato nei quindici minuti finali concessigli da Marco Landucci — oggi in panchina a fare le veci dello squalificato Allegri — l’attaccante non è mai riuscito a entrare in partita, finendo per non toccare praticamente un pallone. Piccoli dettagli che confermano come il cantiere azzurro sia ancora aperto e che soltanto il big match di domenica saprà dire a che punto sia davvero il processo di maturazione del Napoli.