Si conclude con uno 0-0 senza infamia e senza lode la sfida di San Siro tra Napoli e Inter, ultima tappa di avvicinamento alla finale di Coppa Italiainter-napoli-2 in programma sabato prossimo. La partita ha vissuto due differenti fasi che hanno visto prevalere dal punto di vista del gioco l’undici di Mazzarri nel primo tempo, mentre la compagine partenopea si è comportata meglio rispetto agli avversari nella ripresa, in virtù di un evidente calo dei nerazzurri.

Il Napoli ha iniziato la partita con un atteggiamento decisamente passivo, volto ad attendere nella propria metà campo l’Inter che faceva possesso sfruttando la supremazia tattica e tecnica a centrocampo. In mezzo al campo, infatti, gli azzurri hanno sofferto l’inferiorità numerica e il negativo approccio alla gara di Inler (che però crescerà nel corso del match) e Jorginho, impreciso e spesso in ritardo nelle chiusure preventive. Il gioco del Napoli si è sviluppato nella prima fase di gara soprattutto su ripartenze che miravano a cogliere impreparata una difesa interista altrimenti sempre ben disposta. Per gli uomini di Benitez è stato difficile attaccarla sia centralmente, dove i tre difensori erano ben coperti anche da Cambiasso in mediana, sia sulle fasce, dove i nerazzurri occupavano bene l’ampiezza del campo con i due esterni larghi e i ripiegamenti degli interni di centrocampo. Per questo motivo gli azzurri hanno cercato di impensierire Handanovic prevalentemente con conclusioni dalla distanza , che però non hanno mai sorpreso l’estremo difensore sloveno. Molto meno compatta si è dimostrata invece la fase difensiva dei partenopei, a differenza degli interisti spesso divisi in due tronconi, con i giocatori offensivi sempre in ritardo nel dare copertura e difensori spesso costretti ad arrangiarsi da soli al cospetto di Palacio e compagni. Nel secondo tempo il Napoli è riuscito ad entrare meglio in partita, tenendo con più frequenza una gestione della palla che spesso si è però rivelata troppo lenta e talvolta farcita di grossolani errori frutto di eccessiva superficialità. Tanto tuttavia è bastato per tenere a freno l’Inter del sempre eccessivamente accorto Mazzarri, che invece di tentare di attaccare con convinzione i punti nevralgici dei partenopei, ha pensato bene di attrezzare la sua squadra per un secondo tempo di contenimento, affidandosi per la fase offensiva solo a qualche sporadica iniziativa dell’isolato Palacio, poco e male assistito dal vanaglorioso Icardi. Il calo anche atletico dell’Inter ha permesso agli azzurri di costruire qualche azione nel finale, ispirata soprattutto da un Inler salito in cattedra dopo un primo tempo in chiaro scuro. Gli attaccanti partenopei, però, stasera non si sono dimostrati all’altezza della situazione. Higuaìn si è segnalato solo per un paio di squilli nella ripresa, uno dei quali gli è costato l’infortunio che speriamo non gli costi la finale con la Fiorentina; Mertens non è mai riuscito ad entrare nel vivo nel match, ben controllato sulla trequarti da Cambiasso, e meglio di lui ha fatto Hamsik, subentratogli nella fase finale del match; parimenti deludente la prestazione di Callejon, mentre Insigne si è proposto nell’ennesima gara di sacrificio, condita da varie iniziative personali alle quali è però mancata la dovuta concretezza. Alla fine il pareggio può dirsi un risultato giusto che non fa torto a nessuna delle due formazioni. È chiaro però che nella finale di sabato prossimo servirà un Napoli differente, ma è chiaro che viste le motivazioni ben superiori, in quella circostanza sarà lecito attendersi molto di più.

Eduardo Letizia

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