Pastore: “festa grande con due scugnizzi”

Rosario Pastore, noto giornalista sportivo, scrive su “NapoliMagazine.Com”: “La coppa Itala è nostra. Sudata, faticata, maledetta, ma è nostra. Ci sono voluti due scugnizzi, uno col nostro sangue partenopeo, l’altro con natali belgi ma con temperamento tutto napoletano, i giocatori che hanno consentito alla formazione azzurra di aggiudicarsi un “titulo” che, da quando esercita il lavoro dell’allenatore, Rafa Benitez ha vinto si è portato a casa. Sarà titolo di campione, sarà Europa League, sarà coppa nazionale, il nostro tecnico qualcosa sempre la porta a casa. Stavolta, il “titulo” è stato particolarmente sofferto, se pensiamo che la fase finale di Napoli-Fiorentina, la più delicata di tutte, contro un avversario che, dopo il gol di Vargas, aveva ripreso vigore e coraggio, il Napoli aveva dovuto giocarla con un uomo in meno. E qui, bisogna dirlo con onestà e obiettività, c’è stata una grossa leggerezza da parte di Benitez. Già da alcuni minuti Inler non solo mostrava stanchezza, ma questa stanchezza la traduceva in interventi troppo fallosi sugli avversari. Già ammonito, Orsato lo aveva graziato una prima volta, suscitando l’ironia di Montella in panchina. Quando lo svizzero ci è ricascato, l’arbitro non ha potuto fare a meno di tirar fuori dal taschino i due cartellini, prima quello giallo poi il rosso. E dunque, perché Benitez non ha pensato di operare una sostituzione, prima che Inler facesse il patatrac? L’aver sperato che il centrocampista non commettesse altri errori è stata una leggerezza. E a quel punto ho temuto sul serio che la splendida doppietta che Insigne aveva realizzato nei primi minuti del primo tempo finisse per essere vanificata dal rinnovato entusiasmo della Viola. Entrava Behrami per sostituire Inler. Decisione giusta. Ma la superiorità numerica dava altro entusiasmo ad una Fiorentina arrembante e che sentiva già il pareggio a portata di mano. Sarebbe stata un’altra la sostituzione che avrebbe fatto esplodere l’entusiasmo di un’intera città. I primi minuti di Mertens, entrato per Hamsik, non erano stati entusiasmanti. Pareva quasi che il belga avesse qualche difficoltà negli inserimenti, che la sua conclamata disinvoltura denunciasse un lieve appannamento. E’ stato sufficiente, però, un errore della Fiorentina nella sua trequarti, il lancio esatto verso Mertens, per diradare ogni dubbio. Con precisione, con cattiveria giusta, col cinismo che un vero campione deve avere, il belga batteva Neto e consegnava la coppa Italia al Napoli. Felicità è stringere fra le braccia un trofeo, mostrarlo al proprio popolo per averne in cambio l’applauso sacrosanto, affermare che, in una stagione così contraddittoria, si è in grado di compiere grandi imprese. Al Napoli non erano riuscite le due più importanti: prima era stata tagliato fuori dalla lotta per lo scudetto dallo strapotere di Juve e Roma e anche a causa dei suoi strani “vaneggiamenti” contro le formazioni più deboli; poi, in Champions, solo un’inezia, dovuta alla differenza reti, aveva dato via libera al Borussia. Ma il terzo tentativo no, il terzo tentativo è stato messo a segno. Mi dispiace, mi dispiace tanto per i telecronisti della Rai, che hanno voluto imitare i colleghi di Sky facendo un tifo sperticato per l’avversario del Napoli: l’esultanza che si erano preparata per il pareggio della Fiorentina gli è rimasta in gola. Si sono consolati pronosticando durissime punizioni per la pacifica invasione a fine partita e per i mortaretti di gioia sparati dopo il segnale di chiusura di Orsato. Dimenticando con quale stato d’animo i tifosi partenopei avevano seguito la gara, preoccupati per quanto era accaduto prima che l’incontro cominciasse. Ecco, a dirla tutta, i napoletani potevano risparmiarsi quei mortaretti lanciati addosso agli stewards, prima che la partita cominciasse, colpendo gente che era allo stadio a lavorare per guadagnare quattro soldi. Un comportamento disdicevole che può portare, quello sì, a punizioni pesanti. Ma a questo non ci pensiamo ora. Rimaniamo con la mente alla vittoria contro una grande squadra, allenata da un allenatore che, quando Benitez avrà deciso di cambiare aria, vedrei con soddisfazione sulla panchina del Napoli. Montella è bravo, è l’allenatore del futuro e anche lui ha sangue nostro. Come quello scugnizzo che ho citato all’inizio, senza nominarlo. Dove sono i detrattori del talento napoletano? Dove sono andati a nascondersi tutti quelli che ripetono: “Il ragazzo ha una finta e basta, sempre quella, quando l’avversario gli ha preso le misure, è finita”. Parole al vento. Lorenzinho è un giocatore quale ce ne sono pochissimi in circolazione. Per fortuna, è roba nostra. Teniamocelo stretto. Come ci teniamo stretta la coppa Italia, la “nostra” coppa Italia”.

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Tilde Schiavone

Sono una persona che riesce a star bene con se stessa solo se intorno a lei c' è armonia, questo è il motivo per cui cerco di risolvere i conflitti esistenti tra le persone che mi circondano;non amo i gioielli, specialmente quelli costosi, preferisco gli accessori di poco valore; non amo ricevere in regalo i fiori recisi: preferisco ammirarli nei giardini dove compiono il loro naturale ciclo vitale e non nei vasi dove hanno vita breve..Amo il blues,il canto del dolore, e il mio sogno è raggiungere un giorno quei luoghi che lo hanno visto nascere; Amo gli indiani d' america, la loro spiritualità e la loro cultura. non vivrei senza i dolci e la pizza. Sono campanilista, napolista, meridionalista ...maradonista. Adoro gli animali, ritengo che non siano loro le bestie e sono vegetariana. Non mi piace parlare, quel che sento preferisco scriverlo, so esprimermi meglio con una penna in mano anziché dinanzi a un microfono, amo inoltre il folclore della mia terra e cerco, attraverso l' Associazione Culturale Fonte Nova d cui sono Presidente, di preservarlo e diffonderlo ... e duclis in fundo AMO LA MIA NAPOLI, senza se e senza ma, ringrazio Dio perchè ha fatto sì che nelle mie vene scorresse il sangue del Sud!