ROMA – Dopo il pareggio casalingo con il Verona, l’Europa League ormai è diventata un miraggio per la Lazio. Solo una lunga (e complicata) serie di coincidenze e risultati favorevoli potrebbero portare la squadra di Reja a raggiungere l’obiettivo. Speranze che rasentano il minimo, ma il tecnico di Lucinico non intende mollare la presa. Di certo, la squadra biancoceleste deve provare a vincere sia con l’Inter a Milano sia nell’ultimo turno di campionato con il Bologna. A due gare dalla fine, la Lazio deve comunque provarci fino in fondo e il tecnico lo ha detto questa mattina alla squadra, prima di cominciare l’allenamento: “Non va bene questo atteggiamento, non possiamo giocare come con il Verona. Potevamo stare più avanti in classifica. Ma per l’Europa non è ancora finita, dobbiamo crederci fino in fondo”.
CAVANDA ARRIVA IN RITARDO, TARE E REJA LO MANDANO A CASA – Questo, in sintesi, il discorso del tecnico e i giocatori hanno recepito il messaggio. Ma non tutti sono riusciti a sentire le parole di Reja. C’è chi, come Luis Cavanda (non nuovo a questi comportamenti), è arrivato in colpevole ritardo all’allenamento. Il terzino belga, che contro il Verona era rimasto fuori dalla lista dei convocati, si è presentato sul campo ben quaranta minuti dopo l’orario prestabilito. Indispettito, Reja lo ha immediatamente rimandato a casa e a supportarlo ci ha pensato anche il direttore sportivo Igli Tare, presente sul terreno di gioco. “Vattene a casa – gli ha detto sgridandolo – devi tornare ad avere timore come l’anno scorso”. Riferimento alla stagione scorsa, quando il giocatore era stato messo fuori rosa. Oltre a Cavanda, assenti anche gli infortunati Ederson, Marchetti e Postiga, tutti e tre stagione finita. Curiosità: il portoghese arrivato a gennaio ha collezionato 139 minuti con la maglia della Lazio. “Addirittura” 9 in più di quanti erano stati racimolati la stagione scorsa da Saha, altro attaccante arrivato nel mercato di riparazione.
serie A
- Protagonisti:
- edy reja
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