La freccia e il genio: Robben-Messi, lo show dei mancini

Giocano anche i fantasmi. Il passato che pesa e il futuro che incombe. Si muovano pedine, torri e cavalli. E la variante Van Gaal potrebbe avere il suo peso. Ma alla fine in questa partita a scacchi tra furore e talento che dà l’accesso al paradiso in qualche modo saranno ancora i re a decidere: Leo Messi e Arjen Robben. Il genio della palla e l’Achille della fascia. Il numero Uno che vuole raggiungere definitivamente Maradona e la freccia che corre incontro al riscatto. I mancini più veloci del West, per sensi diversi, sono pronti a dare spettacolo: hanno letteralmente trascinato Argentina e Olanda fino a un metro dall’arrivo. A forza di gol, dribbling e pennellate da Picasso uno. A forza di gol, incursioni e sprint che nemmeno un centometrista l’altro. Messi ha avuto fin qui un solo fedele scudiero in attesa che si svegliassero gli altri: Di Maria. Una stella che stasera starà a guardare. Assenza pesantissima. Robben è stato accompagnato a turno da eccellenti compagni durante il cammino: prima Van Persie e poi, con prepotenza e classe, Sneijder. E loro ci saranno. Un punto per l’Olanda. Ma Higuain s’è svegliato. Messi si sentirà meno solo.
Per la gloria e per il passato Stasera supererà Maradona nelle presenze in nazionale: 92 contro 91. Alla vigilia del Mondiale aveva detto: «Voglio vincere la coppa anche per lui. Glielo devo». E ieri lo ha ribadito in Spagna: «Vincere il Mondiale è il sogno di ogni bambino e questo sogno non svanisce mai. Ho chiesto ai compagni del Barça cosa si prova, ma non sono riusciti a spiegarmelo». Proverà a capirlo da solo. Il Messi del Sudafrica con Diego c.t. fu una delusione totale. Incapace di tirar fuori il suo sconfinato talento, schiacciato dal peso delle responsabilità. Tornò a casa con zeru titoli e zeru gol. In Brasile invece s’è finalmente visto il Messi del Barcellona. Nella prima fase con 4 perle ha liquidato la pratica. Agli ottavi ha mandato in gol Di Maria rompendo l’empasse con la Svizzera. Ai quarti ha avviato l’azione del gol lampo di Higuain al Belgio. Poi ha sbagliato il raddoppio davanti a Courtois, confermando di essere umano. Robben non è stato da meno: 3 reti e il quasi esclusivo monopolio delle iniziative dell’Olanda. Sneijder ringrazia. Anche Robben ha il passato che lo insegue: ogni tanto ricorrerà nei suoi incubi quel gol sbagliato nella finale con la Spagna che avrebbe dato il primo titolo agli oranje. A 30 anni, ha l’ultima occasione per riscattarsi.
Stanchezza e varianti Poi ci sono gli altri pezzi della scacchiera e le mosse di quello scorbutico genio di Van Gaal e quel democratico saggio di Sabella. Se prendiamo i valori in campo, il pronostico nonostante Messi direbbe Olanda. Gli oranje hanno giocato meglio, vinto e segnato con più facilità. La sfida con la Costa Rica non fa testo. Sembrava ci volesse un esorcista per togliere il diavolo dalla porta dei ticos. Forse stanotte potrebbero pagare la stanchezza dei supplementari, soprattutto perché l’Argentina col Belgio si è quasi riposata. Vedremo, ma finora gli olandesi hanno corso come gregari in fuga in ogni circostanza. Il problema vero per Van Gaal sarà come fermare Messi. Ha sconfessato la filosofia e il sacro tridente della scuola olandese proprio per dare più protezione a una difesa incerta. Ma poi ha dovuto modificare il 5-3-2 per il k.o. di De Jong. La variante Van Gaal stavolta potrebbe essere il recupero miracoloso del milanista e il ritorno al modulo vincente con la Spagna. Se ce la fa De Jong bene, altrimenti c’è De Guzman. Con Blind e Kuyt sulle fasce in copertura e pronti a ribaltare il modulo in 3-4-3 avanzando a centrocampo con Sneijder che si affianca alle punte. L’anello debole della catena arancione sta dietro nel centro-sinistra: Martins Indi è apparso inadeguato e De Vrij ancora acerbo. Si prevede superlavoro per Blind. Vedrete che l’Argentina cercherà di infilarsi proprio lì.
Che duelli Dato per scontato che per filosofia oranje Messi non avrà un guardiano ma un’attenzione collettiva, il duello più interessante sarà tra Rojo e Robben. Il laterale dello Sporting è una delle figure emergenti del torneo. Con Garay ha smentire l’assunto che la difesa sia il punto debole della Seleccion. È un colosso dotato di rapidità. Un solo neo: il fallo facile. Difatti rientra dopo squalifica. Robben potrebbe approfittarne. L’altro face to face decisivo sarà Sneijder-Mascherano. Sono entrambi in ottima forma. Mascherano dovrà pensare anche al gioco e magari lascerà spesso il compito Wes a Biglia. Poi c’è il duello a distanza Higuain-Van Persie, tutto da godere.
Dubbio Sabella È la preoccupazione maggiore dell’Argentina: farsi prendere d’infilata. Ha rischiato persino con l’Iran. Sabella sa che il difetto dei suoi sta nel ritmo e avrebbe preferito l’Olanda old style tutta protesa all’attacco. Invece questa sa anche aspettare e approfittare delle palle rubate per scatenare l’Arjen furioso. Per questo il c.t. ha una mezza idea di riproporre il modulo preferito: il 5-3-2, con Basanta (di fatto un centrale) nel trio di mezzo, il sacrificio di Lavezzi e Maxi Rodriguez al posto di Perez come vice Di Maria perché altrimenti la squadra sarebbe troppo difensiva. Ma alla fine pensiamo che partirà col 4-3-3 con Lavezzi double face per trasformare velocemente il modulo in un 4-4-2. E con gli stessi uomini anti-Belgio. Per due motivi. Uno: al re Messi piace così. Due: a differenza di Prandelli, lui crede al detto squadra che vince non si cambia.

La Gazzetta dello Sport

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