TODA TRISTEZA – Storico: Germania batte Brasile 7-1. Paese nel dramma

Verrà il giorno in cui saremo nonni molto coccolati perché in possesso di una stupefacente storia da raccontare ai nipotini. La storia della notte in cui un Paese di duecento milioni di innamorati del calcio maledì questa sua passione, umiliata oltre ogni limite da un’armata tedesca perfetta, grandiosa, spietata, indimenticabile. Mineirazo è persino poco, come nome in codice per unire la tragedia sportiva che si svolge davanti ai nostri occhi all’altra terribile umiliazione – inferiore a questa, e non crediamo alle nostre dita mentre lo scrivono – subita in casa da un Brasile mondiale, il Maracanazo del 1950. Piuttosto Gelo Horizonte, perché al terzo gol della Germania il disperato entusiasmo dello stadio sparisce di botto, e pare di sentire il rumore dei cubetti di ghiaccio agitati in un bicchiere: questa città non si libererà mai dal ricordo di una notte da fine del mondo.

Disastroso Scolari La Germania trionfa e accede alla finale di domenica del Maracanã perché era più forte del Brasile già in partenza, perché i forfait di Neymar e Thiago Silva hanno dilatato il divario, e perché i disastrosi errori di Scolari nella scelta della formazione rendono il match un confronto vero nei primi venti minuti, e una spietata esecuzione negli altri settanta. Contro ogni sensata previsione di 4-3-3, per irrobustire il centrocampo evitando la continua inferiorità numerica e incartare la gara nella speranza di supplementari e rigori, Felipao sostituisce Neymar con un altro attaccante, Bernard, enfant du pays visto che prima di finire allo Shakhtar era la giovane stella dell’Atletico Mineiro. È un’idea più temeraria che coraggiosa, perché mantiene uno schema con quattro giocatori offensivi (soltanto Oscar rientra un po’ in copertura) senza che nessuno di loro abbia la minima confidenza col gol. La Germania aspetta serena la sfuriata iniziale, nemmeno lunga, e trova subito il gol del vantaggio su una dormita collettiva della difesa sul corner di Kroos: Müller è incredibilmente (per questi livelli) libero, e di piatto sigla l’1-0. A quel punto il Brasile gioca il tutto per tutto spendendo gli spiccioli che gli rimangono per raggiungere il pareggio: è una tattica suicida, tipo correre a duecento all’ora su un circuito pieno di curve, la prima puoi anche scamparla ma alla seconda ti schianti.

L’assassino Klose Succede al 23’, quando Fernandinho non riesce a intercettare un passaggio per Kroos rendendo persino imbarazzante l’inferiorità numerica davanti all’area: l’assist per il taglio di Müller è stupendo, come stupendo è il tocco di Müller per Klose, che in un colpo solo uccide due volte il Brasile. Il primo assassinio è quello della partita, perché di fatto si chiude lì. Il secondo è la cancellazione di Ronaldo dalla vetta della classifica cannonieri mondiali: Klose l’aveva raggiunto a quota 15 nella gara col Ghana, da ieri è solo a 16. Quel che succede nei minuti successivi è un bombardamento che del Brasile non lascia pietra su pietra. A David Luiz e company manca visibilmente il supporto della panchina, qualcuno che gridi loro di chiudersi e aspettare l’intervallo per riorganizzarsi, per difendere almeno l’onore visto che il match è andato, e con lui il Mondiale. Difensori e centrocampisti vagano come fantasmi inebetiti, e per tre volte nel giro di quattro minuti, dal 25’ al 29’, Kroos e Khedira e persino Hummels da un’area all’altra affondano tra gli spettri dilatando il punteggio a livelli storici. Segnano i primi due, in quello che è diventato un tiro al piccione. Un. Tiro. Al. Piccione. In. Casa. Del. Brasile. E speriamo così di aver reso l’idea.

Ripresa inutile Mentre la gente comincia a lasciare il Mineirao, l’intervallo restituisce due squadre in qualche modo imbarazzate di dover proseguire una partita che non esiste per altri 45 interminabili minuti. La Germania rallenta visibilmente, e se Neuer non prendesse tre palloni con impressionante sicurezza i brasiliani troverebbero subito quella rete della bandiera che ormai è l’unico obiettivo realistico. Per forza d’inerzia i tedeschi, superlativi tutti dalle scorrerie di Lahm alla leadership di Schweinsteiger, dalla regia del grande Kroos alla potenza di Khedira, dalla puntualità di Müller al fiuto del gol del nuovo entrato Schürrle, segnano altre due reti. Con Schürrle appunto, e il secondo- che in una serata così passa quasi sotto silenzio – è un gol alla Mortensen. Prima che Oscar segni la rete che vale appunto la bandiera, David Luiz ha un tackle duro con Müller, e come quello vorrebbe litigare il ricciolone gli fa segno con le dita che stanno 7-0, e non è più il caso di giocare a tutta. Immagine sconsolante di un guerriero che implora pietà, mentre duecento milioni di brasiliani, prima di mettersi a fischiare, si tengono la testa fra le mani a nascondere le lacrime.

La Gazzetta dello Sport

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