Albertini cinguetta: commissariare Figc? Non vedo condizioni

Il candidato presidente della Figc in un botta e risposta via Twitter con gli ascoltatori di “Tutti Convocati”, la trasmissione di Radio 24. L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio: tavecchio, perole gravi
“Io credo in quello che sto facendo, al momento non mi sembra che ci siano le condizioni per un commissariamento” della Figc: così Demetrio Albertini in un botta e risposta via Twitter con gli ascoltatori di “Tutti Convocati”, trasmissione di Radio 24.

“La tolleranza zero che è regola nell’Nba è stata applicata. Se vogliamo chiedere ai nostri tifosi, dobbiamo anche dare l’esempio”. Demetrio Albertini ribadisce così la sua posizione sull’infelice uscita di Tavecchio, suo avversario nella corsa alla presidenza della Figc. L’ex vicepresidente federale non si sbilancia però su quella che sarà la presa di posizione del Coni (“Incontrerò Malagò domani e lo scoprirò insieme a voi”). Qualcuno gli chiede come mai presidenti moderni e  futuristi, come per esempio De Laurentiis, appoggino Tavecchio. “Il calcio è una democrazia – commenta Albertini -, qualcuno lo vota per la persona, qualcuno per la carica. Mi sembra che lo appoggiassero senza neanche sapere il programma”.

“Le parole pronunciate da Carlo Tavecchio sono sicuramente gravi, sia per il loro contenuto, sia perché pronunciate in un’assemblea pubblica”: così, intanto, Marco De Giorgi, direttore dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio (Unar), commenta il caso Tavecchio.

Parlando poi di programmi e progetti per riformare il  nostro calcio, Albertini chiarisce ancora: “La priorità è il calcio nelle scuole, fare cultura sportiva: i bilanci si fanno formando giocatori buoni e vendendoli, nel nostro campionato. Punti di forza del mio programma? Cambio di governance, dilettanti e professionisti, e valorizzazione calcio giocato”.

“Chi frena le riforme? Una governance fatta di tante rendite di posizione da difendere”, aggiunge il vicepresidente della Figc. Per quanto riguarda il modello a cui rifarsi, Albertini chiarisce:  “L’obiettivo è quello tedesco: loro pur non avendo vincoli valorizzano mercato interno per la crescita dei giocatori. Dobbiamo ringiovanire  il campionato inserendo almeno 10 giocatori dai vivai italiani, siamo il secondo campionato più vecchio d’Europa -aggiunge, rispondendo poi a una domanda sul numero di squadre in A: Non è una questione di  numeri, ma di obiettivi: anche perchΘ bisogna tener conto degli  obiettivi delle categorie inferiori”.

Fonte: SkySport

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