Corbo: “Benitez chiese stadio, strutture e settore giovanile. Inutile sorprendersi se ora pensa a Liverpool”

Il ritorno di Aurelio De Laurenttis oscura anche Inter-Napoli. Con il presidente in Italia, dopo un mese di assenza, s’interrompe il discorso sul calcio. Basta parlare di campionato. Si riprende il tema degli acquisti. Almeno leggendo qualche giornale.
È un gioco molto divertente. Direi di sospendere l’arrivo del circo a Natale. Di abolire la tombola. Di invitare parenti e amici dall’estero per ridere un po’: vengano a Napoli, si parla di acquisti…
Per giunta, acquisti a costo zero. Leggo questo.
È stato quindi deciso che polli non sono quelli del Napoli, ma altri club europei pronti a perdere giocatori in scadenza, sopraffatti da tempismo e astuzia del Napoli. La memoria fa brutti scherzi: mi tornano alla mente affarucci come Pandev e Dumitru, come Jebda e Donadel, come Gamberini e Vargas. A conti fatti, il Napoli ha guadagnato vero? Ed ora va ad arpionare campioni gratis, vero anche questo?
Ma c’è De Laurentiis in Italia e si deve riparlare di acquisti. Il resto è noia.
Devo far tacere il bambino che è in me. Dispettoso mi ricorda che diventa un paradosso immaginare grandi colpi a gennaio: mai come quest’anno il nome De Laurentiis è lontano anni luce dai verbi investire, comprare, migliorare.
Lascio ad altri questo esilarante gioco sostenuto anche dalle statistiche. Tra gli acquisti annunciati da alcuni giornali nel 2014 e quelli davvero realizzati c’è un rapporto esaltante: 4.000 contro 0,2.
Dico uno, un solo acquisto annunciato che sia stato anche centrato.
Se vi divertite, giocate pure con il toto-nomi. Senza neanche aspettare la firma di Benitez, se mai ci sarà. Basta lanciare nomi. Annunciare, prego. Non vi smentirà mai nessuno.
Ripensando a Benitez, ricordo il tema dello stadio che l’allenatore aveva posto come una delle tre condizioni per fare del Napoli finalmnente un grande club. A che punto siamo? L’ho appena scritto sul quotidiano. A zero.
Ho ripreso un tema lanciato proprio dal Graffio. Il sindaco e lo stadio.
ILA SOSPENSIONE del sindaco di Napoli è buona notizia per Monaco di Baviera. C‘era un’ombra sull’orgoglio tedesco di Bayern e Monaco 1860, i due club che vantano lo stadio più bello del mondo, realizzato in soli tre anni. Dell’Allianz Arena è stato più volte annunciato un impianto gemello a Napoli: il progetto pubblicato e ripubblicato fu attribuito agli stessi architetti svizzeri, Herbog e De Meuron. Tutto vero, quindi? A Monaco saranno risollevati: almeno per ora l’Allianz non sarà copiato. Perché il San Paolo rimarrà per chissà quanto tempo nelle stesse condizioni di degrado e precarietà. De Magistriis ha dedicato i migliori annunci della sua esperienza di sindaco proprio al «nuovo stadio di Napoli». Sembrava già fatto quello di Ponticelli, nell’intervista di Capodanno 2012. Suggestivo anche il promesso restauro del San Paolo, spesso condiviso dal presidente del Napoli, con qualche ciclico colpo di teatro: l’annuncio di un altro a Caserta.
IL SAN Paolo fa intanto notizia per i primati negati: 8.500 abbonati, mai così pochi, 25.000 di media, spazi vuoti che in tv irritano gli sponsor: è una legge non scritta del marketing, tribune colme. I contrattempi del sindaco e la quasi nulla disponibilità del Napoli ad investire hanno provocato l’ennesimo rinvio della mega-opera più annunciata negli ultimi anni in città. In una Italia e in una Napoli bloccate, immaginare uno “sblocca-stadio” era possibile. Basta conoscere le carte. Il progetto non è affatto condizionato alla volontà del Napoli, che non perderà mai il diritto a giocare nel suo stadio.
Nella convezione del 2008, peraltro scaduta, c’è una clausola. Una eventuale gara europea con “progetto di fattibilità” consente al Napoli di esercitare il diritto di prelazione fino all’ultimo minuto. Può rilevare il progetto scelto, pagando solo le spese al vincitore. La particella del Piano Regolatore prevede infatti verde, tempo libero e sport. Precisa: “Produzione immateriale”. Una formula escogitata per lasciare alla Rai il raddoppio della struttura. Quel vincolo non vieta, quindi, di restaurare e mettere in sicurezza lo stadio realizzando una serie infinita di attività: auditorium, sala congressi, centro benessere, studi tv. Non solo, il privato può rifarsi aprendo i garage sotterranei per migliaia di vetture. In un punto strategico. Un autosilo come in via Brin per intercettare il flusso dall’area flegrea e casertana. Pensate: uscire dalla tangenziale, infilare l’auto lì, correre ad una delle tre ferrovie urbane. Il progetto stadio era anche questo: tanti soldi per la sosta, meno traffico e smog in città. Nessuno ha captato l’idea.
La strategia del rinvio ha fatto slittare anche opere minime ed urgenti: i correttivi indicati dalla polizia, la demolizione di settori insicuri e inagibili, nuovi servizi igienici adesso indecenti. Uno sponsor aveva progettato una tribunetta speciale: pochi lavori prescritti dalla questura hanno archiviato quel lampo di eleganza in tanto grigiore. Toccherà al nuovo sindaco lo “sblocca stadio” con immediati vantaggi per il contesto rubano? Chissà se il progetto sarà firmato prima dell’addio di Benitez. Difficile. L’allenatore chiese stadio, strutture e settore giovanile per creare il grande club, anche questo più volte annunciato. Inutile sorprendersi se Benitez qui sia interessato più ai voli per Liverpool che a cercar casa.

Antonio Corbo per Repubblica.it

Commenti