La fede di Conte: “Ringrazio Dio, io prego tutti i giorni”

Il ct dell’Italia si racconta a Credere, parlando del suo rapporto con la religione: “Ero chierichetto e mi piaceva coordinare i movimenti degli altri miei compagni”. Sul Papa: “Con me giocherebbe davanti alla difesa, nel cuore della squadra”

“Do tutto perché Dio mi ha dato tanto”. Fede, famiglia, voglia di fare sempre meglio: il ct della Nazionale, Antonio Conte, spiega in esclusiva a Credere, il settimanale religioso popolare del gruppo San Paolo, da dove nasce la sua determinazione. Lasciando da parte temi su cui l’ex allenatore della Juventus si è già espresso più volte (su tutti, l’ingaggio di 4,1 milioni di euro a stagione: “Rientra nei parametri, alle polemiche rispondo con fatti”, e l’accusa di omessa denuncia nel Calcioscommesse, vicenda chiusa nel 2012 con il patteggiamento, rispetto alla quale si è sempre detto “innocente”), vengono affrontati tanti temi su cui Conte non si era mai espresso, a partire dalla fede.

All’oratorio di Sant’Antonio – “La fede aiuta a distinguere il bene e il male, a scegliere la via giusta nei momenti di difficoltà. Sono cresciuto a Lecce, l’oratorio Sant’Antonio a Fulgenzio è stato un punto di riferimento, un rifugio dalle tentazioni della strada. I miei genitori mi hanno trasmesso un’educazione cattolica, ora sto facendo la stessa cosa con mia figlia Vittoria”.

Io ct della Nazionale – Quando ha annunciato ai genitori che avrebbe guidato la Nazionale i suoi “erano orgogliosi, perché da Ct rappresenti un’intera nazione: il loro appoggio mi ha convinto ad accettare l’incarico. E pensare che da ragazzo mio papà non voleva nemmeno mandarmi a giocare nel Lecce! Per i miei genitori il calcio era nulla in confronto allo studio, ho dovuto promettere che avrei continuato a studiare. Così mi sono anche laureato. Ai miei genitori devo molto: non mi hanno mai seguito in maniera assillante, conto sulle dita le volte che sono venuti a vedermi giocare dalle giovanili alla prima squadra, ma l’avermi lasciato libero mi ha fatto crescere nell’autonomia”. Da Sacchi a Van Basten, diversi allenatori sono stati messi a dura prova dall’ansia. Conte prima delle partite ascolta tutta la sua famiglia.

Ringrazio il Signore – “Papà, mamma, fratelli, moglie e figlia. Poi – continua il Ct della Nazionale italiana – mi isolo e dedico alcuni minuti alla preghiera. Comunque capisco chi cede allo stress: l’allenatore sente tutta la pressione addosso, deve gestire calciatori, staff tecnico, tifosi… Dopo aver accumulato successo e soldi a volte viene da chiedersi perché si accettino responsabilità simili… Poi però, se la squadra ti segue, il campo ripaga di tutte le notti insonni”. Conte continua: “Non invoco mai il Signore, lo ringrazio sempre, ogni sera, prima di andare a dormire. Prego la Madonna e tutti i santi, anche prima dei pasti faccio il segno della croce per ringraziare di quel che ho. Mi auguro di fare qualcosa che giustifichi tutto il bene che ho ricevuto”.

Le mie rinunce – Conte parla anche delle sue rinunce: “in Quaresima faccio fioretti, piccole privazioni di dolci, caffé, il bicchiere di vino. Può sembrare una stupidaggine ma rinunciarvi non è facile”. Maradona ha regalato al Papa la sua maglia, lui al Pontefice regalerebbe… “A dire la verità il regalo me lo ha già fatto lui! Prima del matrimonio sono andato con la mia famiglia in udienza e ci ha regalato una pergamena di benedizione. Mi ha colpito, io ero andato da “peccatore”, con una figlia… Il Papa ci ha accolto in maniera semplice, mancavano delle sedie e si è alzato lui per prenderle. Sta trasmettendo valori molto importanti, come la semplicità. Dove lo farei giocare? Davanti alla difesa, dove sta il cuore della squadra. E’ il ruolo di chi si deve sacrificare per la squadra”.

Sarei stato un professore – Se non fosse stato un uomo di calcio, Conte sarebbe diventato “un professore di educazione fisica. Vengo da una famiglia di sportivi e mi piace educare. Ricordo ancora il mio professore, che mi ha indirizzato a fare sport”. Da ragazzo ha fatto il chierichetto. “Quando servivamo Messa e il parroco doveva decidere chi avrebbe portato la candela grossa, ricordo che volevo essere scelto. Quando accadeva ero felice, mi cambiava la giornata! Mi piaceva fare il saluto al prete e orchestrare i movimenti degli altri chierichetti”.

Fonte: SkySport

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