Largo alla difesa: chi merita la Nazionale del futuro?

Prime esperienze in Serie A per nove nomi papabili nella futura Nazionale (Foto Getty)

C’era una volta l’Italia dei difensori predestinati, lanciati nel calcio internazionale a dispetto della carta d’identità. Alcuni totem come Baresi, Maldini, Nesta e Cannavaro, tutti esordienti in Nazionale entro i 23 anni, hanno costruito un modello emulato ed esportato all’estero. Icone senza tempo, per carità, ma impressiona la tendenza stravolta nell’arco di un trentennio: oggi i loro giovani successori faticano a racimolare presenze in Serie A. Il confronto con l’Europa calcistica è impietoso, soprattutto a livello di Nazionali maggiori: prendete Ginter (’94) e Rüdiger (’93) nella Germania, oppure i francesi Varane (’93) e Zouma (’94). Senza dimenticare il 21enne Bernat nella Spagna, gli inglesi Shaw e Chambers (classe ’95) passando per la linea verde olandese. Tra gli azzurri l’unica eccezione è il già rodato De Sciglio, nella speranza che la new-entry Rugani trovi la ribalta auspicata. Un trend a singhiozzo che trova conferme in campionato: è sufficiente snocciolare l’utilizzo dei nostri difensori Under-23.

Futuro Rugani e Romagnoli – Esistono giovani come Daniele Rugani, vent’anni all’anagrafe, la cui professionalità intimorisce colleghi ben più navigati. Toscano di Lucca, prodotto del vivaio dell’Empoli, prima del passaggio alla Juventus che lo concede nuovamente alla corte di Sarri nell’estate 2013. Sicurezza in Serie B, subito protagonista in A: titolare inamovibile nella rivelazione del campionato, una maturità che ha già convinto nel suo impiego il ct Conte. In tanti lo vedono insostituibile nella futura difesa della Nazionale accanto ad Alessio Romagnoli, classe 1995: centrale e all’occorrenza esterno, tecnico, solido e scaltro. Non è la personalità a mancargli, la stessa con la quale segnò a 18 anni nel suo secondo gettone in Serie A. Mihajlovic lo sta dosando alla Sampdoria, ma il suo futuro è nella sua Roma, dove i giallorossi osservano i suoi progressi.

I ragazzi del ’92 – Spostandoci sulle corsie incontriamo esterni di livello tutt’altro che trascurabili: Davide Zappacosta e Cristiano Biraghi, il braccio destro e sinistro dell’Under-21 di Gigi Di Biagio. Il primo, ciociaro di Sora, viene notato a 18 anni dall’Atalanta che lo dirotta nel triennio all’Avellino, tappa fondamentale nella sua formazione. Energia, corsa e qualità sono prerogative anche del coetaneo Biraghi, di proprietà dell’Inter e già avvistato nel Catania. Come Bardi anche il terzino di Cernusco sul Naviglio sta pagando l’avvento nel Chievo di Maran, che predilige l’esperienza nella corsa salvezza. Ventidue sono gli anni anche di Luca Antei, forgiato nel settore giovanile della Roma ed attualmente al Sassuolo: convince per fisico e lettura difensiva, qualità che vantava il suo idolo Nesta. Nella truppa del ’92 s’inserisce anche Simone Benedetti, figlio d’arte svezzato tra Torino e Inter. Non gli manca la gavetta, forse la fiducia di Zeman.


Quelli che attendono
– Proprio il tecnico boemo, fautore di un calcio arrembante infarcito di giovani, considera una seconda scelta l’enfant prodige Nicola Murru, patrimonio del Cagliari: prossimo ai 20 anni, ma già impiegato quasi 40 volte nella massima serie, attende una vera chance che ha già sfruttato Federico Barba. Romano, nato nel 1993, 3 presenze in stagione ed un gol vitale contro la Lazio in attesa di convincere Sarri nel dualismo con Rugani e Tonelli. In rampa di lancio il giallorosso Michele Somma che ha esordito con brio a Bergamo, in standby i genovesi Michele Fornasier e Armando Izzo: rispettivamente 21 e 22 anni, si candidano a pedine nei prossimi derby della Lanterna. Paradossale il caso di Matteo Bianchetti, scuola Inter ma soprattutto capitano e anima dell’Under-21, latitante nell’Empoli degli astri nascenti. Succede anche questo nell’insostenibile leggerezza del campionato.

Fonte: SkySport

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