Roma, Sabatini: “Obiettivi non cambiano, puntiamo allo scudetto. Garcia resta per vincere”

ROMA – Dal mercato al campo, dai sogni traditi alle speranze ancora vive: la verità di Walter Sabatini è come sempre mediata da un one-man-show, a cui a cadenza semestrale ha abituato la piazza romana. Il tono meno brillante del solito, complice forse il momento della Roma, eliminata dalla Coppa Italia e reduce da quattro pari in campionato. Ma il resoconto, tra un time-out per la consueta sigaretta e qualche frase a effetto, rivela comunque disegni futuri, ambizioni attualissime e solleva il divano per mostrare la polvere che c’è sotto: “Tra i giocati è venuto meno il mutuo soccorso – annuncia – lo scorso anno quando sbagliava uno c’era un altro ad aiutarlo. Quest’anno è cambiato qualcosa nella chimica di squadra e si rimane nella solitudine dell’errore”. Se non altro può far sperare Garcia: “Non andrà via finché non vincerà lo scudetto e ha rifiutato proposte irrinunciabili per farlo. Difendiamo il secondo posto per realismo, ma anche per continuare ad attaccare il primo. Non cancelliamo la parola scudetto, Pallotta vincerà, quest’anno o il prossimo”. Nonostante certe “Congiunzioni astrali negative”.

Ha parlato di lentezza nei movimenti di mercato. Ritardo…
“Un ritardo naturalmente legato a situazioni contingenti del mercato. Non lo facciamo da soli, bisogna mettere in fila più cose, valutare le situazioni degli altri. Avevamo individuato degli obiettivi che si sono allungati nel tempo. Sapevamo quello che volevamo fare e poi ci siamo riusciti. Avremmo avuto bisogno di calciatori subito. A consuntivo devo dire di essere soddisfatto, abbiamo centrato gli obiettivi che ci eravamo prefissi. Con più fortuna avremmo potuto concludere prima alcune operazioni. Ma sono assolutamente soddisfatto”.

Come ha scelto i tre acquisti?
“Abbiamo preso giocatori forti e fatte scelte strategiche. Abbiamo sacrificato Destro per una serie di valutazioni, abbiamo bisogno di confidare nella voglia, nella forza, nell’immediatezza dell’impegno e di un progetto che un calciatore deve sottoscrivere. Destro è stato un giocatore molto forte, che quando la Roma l’ha preso, l’ha fatto con fede incrollabile. Ora è transitoriamente al Milan: potrebbe tornare come restare lì. Se non tornerà, avremo fondi da investire altrove, se tornerà saremo contenti perché è un ragazzo nostro, cresciuto qui. L’abbiamo sostituito con Doumbia, i cui numeri sono imbarazzanti: solleverete il dubbio che abbia giocato in un campionato depresso. Ma si è cimentato spesso anche in un contesto europeo e ho avuto la sventura di incontrarlo col Palermo. Mi ha abbagliato, ha una destrezza incredibile. Sarà presto da noi, il campionato è molto lungo. Siamo usciti ieri inopinatamente dalla Coppa Italia ma ci tuffiamo subito sull’idea di concorrere e provare a vincere l’Europa League. La Champions è un obiettivo minimo, da non perdere ma dovremo stare molto attenti al Napoli. Nel difendere il 2° posto, attaccheremo il primo posto, in cui crediamo ancora”.

Perché non ha individuato un rinforzo sulle fasce?
“E’ stata una scelta tecnica. Ci fidiamo di Maicon così come di Torosidis che non ha mai tradito. Di Maicon sapevamo di qualche sua sofferenza ma ha una soglia del dolore molto alta. Ieri è stato stroncato dalla critica ma vi invito a rivedere il primo tempo e uscireste dall’osservazione con un’altra idea. Nella ripresa ha subito un cambio di gioco ed è nato il “ci hanno bucato continuamente a destra”. Ma Maicon non è un giocatore che la Roma non boccia, continuerà a lavorare bene per la Roma come ha fatto lo scorso anno”.

La Roma ha iniziato bene, poi è arrivato il doppio impegno col Bayern. E’ un caso che da lì la Roma sia cambiata?
“Quella di Garcia era una strategia per abbassare la guardia degli avversari. E’ la prima partita col Bayern che ci ha creato disagi. Lì si sono verificati degli episodi, prima c’era un’idea di mutuo soccorso in campo, mai e poi mai Robben avrebbe potuto fare quella giocata perché la Roma avrebbe raddoppiato. L’ho colto come un segnale di cambiamento in alcune motivazioni dei giocatori. Non c’è dolo in questo ma sono cose spontanee, si perde la voglia di stare attaccati ad un risultato, cosa che questa squadra per un anno e mezzo ha fatto. Serve recuperare quella stima generale che ci permette di pensare al nostro compagno come al miglior giocatore in campo. Tutte queste sono cose che l’allenatore sta già dicendo alla squadra e torneremo ad essere la Roma che tremare il mondo fa. Jim Pallotta crede di poter portare questa squadra ai massimi livelli e certamente ci riuscirà”.

A De Sanctis, Maicon, Torosidis è stato rinnovato il contratto e lei a gennaio ha impegnato molte risorse. Le difficoltà di quest’anno si riproporranno con un anno in più?
“Siamo dentro ad un percorso che non consideriamo concluso. Questi ragazzi che hanno rinnovato si devono sentire dentro ad un progetto in essere, ma siccome del domani non v’è certezza, potrei trovare soluzioni alternative. Su Maicon, mi permetto di dire, la prestazione di ieri è stato bollata come ignobile però nel primo tempo era il vero problema della Fiorentina. Non basta l’aspirina, ma abbiamo anche gli antibiotici in ufficio”.

Aver preso Iturbe, Doumbia, Ibarbo e aver speso quasi 50 milioni e non prendere Higuain. E’ vero che le è stato offerto?
“Non è vero naturalmente. Higain hausola di 100 milioni. Non è così che si fa il calcolo. Non sono quelli i soldi che ho speso e ho preso 3 giocatori. Higuain determina molto ma è arrivato terzo e probabilmente ci arriverà anche quest’anno. Iturbe non è costato 31 milioni come si dice, è costato tanto ma è un giocatore importante. La sgommata che ha fatto a Firenze dovrebbe piacere a tutti gli amanti del calcio. Dobbiamo vedere quello che un giocatore produce per poterli reiterare nel futuro. Questa proprietà vuole vincere lo scudetto, se non lo farà quest’anno sarà il prossimo. Non cancelliamo la parola scudetto, perché questo è l’obiettivo della società e lo otterrà. Non tiriamo fuori giocatori come Cavani perché 15 più 15 fa 30 ma 15 più 2,5 fa 17,5 e sono quelli che ho speso. Ai tifosi non posso dire che investo tutti i ricavi annuali della Roma per comprare Cavani. Doumbia vi sarà sfuggito: ha una media di 0,90 gol a partita. Avete sempre lamentato la sterilità offensiva della Roma e noi abbiamo portato un giocatore con quella media gol. Poi tra due anni sarà diverso perché avremo tutt’altri ricavi. Ma la Roma esiste e sta facendo un lavoro non raccontato ma che un giorno verrà svelato e sarete tutti molto contenti”.

La sua carriera è stata spesso contraddistinta dallo scovare grandi talenti: quest’anno sembrava avesse portato giocatori validi come Ucan o Paredes. Ma l’impiego è stato quasi nullo…
“Meglio così perché se i giovani giocano e prendono 4 in pagella meglio che non lo facciano. La Roma continuerà a prenderli, siamo anche solidali con Garcia che non può utilizzarli perché la Roma richiede risultati immediati. Gli investimenti che facciamo sono ragazzi che vogliamo prendere, controllare e poi magari mandare in altri circuiti come è stato per Jedvaj che ha prodotto una piccola plusvalenza”.
Infortuni e preparazione. Che cosa ne pensa?
“Rongoni, preparatore atletico della Roma, lavora ogni giorno sulla squadra: non gli possiamo imputare tutto. Certamente il preparatore si sta confrontando con l’allenatore perché valutando alcuni esiti stanno pensando a qualche variazione sui temi proposti in allenamento. Ha la fiducia dell’allenatore e andremo avanti con lui”.
La Roma si era mossa con Salah, Luiz Adriano e Chiriches: erano sondaggi o hai cambiato obiettivi?
“Quando si fa mercato si fa un po’ di confusione, si sfiorano parecchi obiettivi per non far capire i tuoi. Non ho usato atteggiamenti dolosi ma per una questione di prestigio della Roma ogni giocatore che muove i primi passi viene accostato alla Roma e poi si dice che siamo stati turlupinati e beffati”.
La Roma ha scelto Doumbia perché superiore a Destro?
“Il mister avrebbe trattenuto Destro ma ho valutato che la pressione su di lui era troppo grande quindi ho preferito prendere un giocatore più esperto e dargli l’opportunità di andare a giocare di più nel Milan e poi vedremo cosa succederà. Se il Milan lo riscatta avrò risorse da investire su un altro che già ho scelto, altrimenti sarò contento che torni Mattia”.

Sta valutando l’idea di andare via prima della fine del contratto?
“Non ci penso neanche. La Roma è il mio tumulto giornaliero. Vado via se mi crollano i polmoni. Voglio star qui, ci vuole stare anche l’allenatore che è quello che serve alla Roma. Vi do una notizia: l’allenatore intende onorare il suo contratto qualsiasi cosa possa succedere perché vuol vincere con la Roma. E vi garantisco che ha ricevuto proposte che sarebbero state definite irrinunciabili”.
Secondo lei Garcia si sta prendendo anche troppe responsabilità?
“No, si assume le sue. Altre le ho io perché tutti i giocatori che arrivano, fatto salvo Gervinho, li prendo io con l’avallo dell’allenatore. Con la pressione sulla squadra, dipende da tanti fattori: nella squadra è cambiato qualcosa di chimico, sono un gruppo di persone di alto profilo. A volte è la psiche che cambia, lo scorso anno eravamo una sorta di complessiva associazione di mutuo soccorso, quando sbagliava uno c’era un altro ad aiutarlo. Quest’anno si rimane nella solitudine dell’errore e quando ci si trova così si procura un guasto. La Roma troverà le soluzione per essere una grande squadra”.
Ha parlato di campionato da onorare…
“No, perché non mi traducete bene? Ho parlato di idea iniziale da onorare. Ho voluto usare un panegirico per non parlare di scudetto. Vogliamo onorare l’idea iniziale: per farlo però dobbiamo difendere il secondo posto. Per difendere il 2° posto dobbiam vincere le partite e sarà inevitabile attaccare il primo posto. Serve un po’ di realismo: ho 4 punti dal Napoli e 7 dalla Juventus, la priorità è difendere il 2° posto”.
Garcia non vincendo lo scudetto e dopo essersi esposto tantissimo, è sicuro avrà la stessa voglia?
“Garcia non andrà via da qui prima di aver vinto lo scudetto. Anche di fronte ad offerte che, vi posso garantire, nessun altro avrebbe rifiutato”.
Si aspetta di più da Pjanic?
“Sì, anche se al momento non sta tanto bene. Soffre di un problema tendineo, si avvicina alle punizioni con molta titubanza. Passerà in pochi giorni e tornerà ad essere il Pjanic che consociamo”.

Fonte: Repubblica

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