Juventus, Tevez: “Col Milan è un ‘Clasico’. Quarto scudetto per la storia”

TORINO – Salvo clamorosi ripensamenti, nell’estate del 2016 Carlitos Tevez tornerà in Argentina e potrà rigiocare il Superclásico tra il suo Boca Juniors e il River Plate. Ma il futuro per ora può attendere. L’attualità mette la sua Juventus di fronte al Milan, sabato sera allo Stadium: “Spero di ripetere il gol decisivo della gara di andata. E’ vero, questo non è il migliore Milan, ma ci attende comunque un Clasico italiano, una partita diversa da tutte le altre”.

Una partita speciale anche per Allegri, pronto a sfidare il suo recente passato rossonero tra emozioni e ricordi, non tutti dolci, e la voglia di dare un’altra lezione a Inzaghi (amici mai), dopo l’1-0 dell’andata al Meazza. Assente lo squalificato Lichtsteiner, mentre a centrocampo torneranno sia Marchisio che Vidal, quest’ultimo rientrato in gruppo. Il dubbio da sciogliere riguarda le condizioni di Evra, rientrato a Vinovo dopo due giorni trascorsi a casa con la tonsillite: De Ceglie è eventualmente pronto a rimpiazzarlo, mentre sulla corsia destra dovrebbe agire Padoin, perchè Caceres ha accusato un affaticamente muscolare all’adduttore sinistro. In attacco, infine, solito ballottaggio tra Morata (favorito) e Llorente per fare coppia con Tevez: “I rossoneri non stanno attraversando un buon momento  –  prosegue l’Apache -, ma noi dobbiamo fare il nostro lavoro”. Cioè vincere, come impone la ragione sociale della società bianconera.

“JUVE DA TRIPLETE? SAREBBE IL MASSIMO”. “Vincere tutte e tre le competizioni sarebbe il massimo. Se dovessimo conquistare lo scudetto per la quarta volta di fila, faremmo ancora di più la storia del calcio”, osserva Carlitos. E un sogno tira l’altro, dal triplete al Pallone d’Oro: “Un’impresa difficile, perché in Europa ci sono grandi giocatori come Messi e Cristiano Ronaldo. E ad ogni partita loro fanno due o tre gol. Nel calcio italiano fare gol non è facile, è un altro calcio”. Tevez dà lezioni di mentalità pratica, dall’alto del suo “tremendismo”: “Più dei chilometri che faccio in campo, conta il modo di giocare e di vedere il calcio. Io penso che ogni pallone possa essere quello giusto per cambiare la partita. Anche se non sai quale, devi lottare sempre”.

“IL 4-3-1-2 MI DÀ PIÙ LIBERTÀ DI GIOCARE”. La Juve ha cambiato il timoniere, ma non la rotta verso l’ennesimo tricolore: “Conte giocava con le due punte più vicine. Ma io mi trovo meglio con il 4-3-1-2, perché ho più libertà di giocare”. E infatti, poco dopo il giro di boa, l’argentino ha già totalizzato 18 reti complessive, appena 3 in meno del saldo finale dell’anno scorso: “Il mio gol italiano più bello? Penso quello al Parma (9-11-2014, Juve-Parma 7-0; ndr), anche se mi ha emozionato di più in assoluto la prima rete che ho segnato contro il Milan a San Siro (2 marzo 2014, Milan-Juve 0-2; ndr)”. Tevez promuove il lavoro fatto da Marotta sul mercato: “Matri e De Ceglie sono due giocatori che la Juve conosce bene, e anche Sturaro può fare bene”.

“IL NUMERO 10? RICHIEDE PERSONALITÀ”. Alla vigilia del suo 31esimo compleanno, l’Apache torna quindi sulla scelta di ereditare la maglia che fu di Sivori, Platini, Baggio e Del Piero: “Si è sempre detto che ho chiesto io il numero 10, e invece ha deciso la dirigenza, sapendo che lo avrei portato con personalità. Per me la vera responsabilità è quella posta sul petto: lo scudetto mi trasmette carica e voglia di difenderlo”. Dal bianconero all’albiceleste della Selección: “Sono felice e orgoglioso di essere tornato in Nazionale, grazie al grande lavoro fatto con la Juve”. Poi, in merito al calcio italiano: “Qui si corre più che in Inghilterra  –  prosegue Tevez -, dove il calcio è molto fisico, meno tattico e gli arbitri lasciano giocare di più. Chi ha più passione? I sudamericani, stanno sempre in piedi e saltano continuamente”. Scontato il confronto tra l’asado argentino e il bollito piemontese: “Io sono molto argentino, scelgo l’asado: un giorno lo abbiamo anche fatto a Vinovo”.

DEL PIERO: “DIFFICILE TRATTENERE POGBA”. A proposito di numeri 10 bianconeri, oggi è intervenuto anche Alessandro Del Piero a margine dell’inaugurazione nel suo spazio espositivo “AdpLog” (a Torino, in Via Piero Gobetti 10) di una mostra su Ayrton Senna: “Allegri ha dimostrato di avere qualità: cambiare è delicato, non era facile salire in corsa su una macchina che funzionava, ma lui, i giocatori e i dirigenti hanno lavorato molto bene. Inzaghi? All’inizio lo vedevo un po’ meglio… ma gli auguro di far bene dopo Juve-Milan di sabato. Conte? Capisco e comprendo la sua ultima arrabbiatura, lui vorrebbe lavorare tanto sul campo per trasmettere il suo pensiero alla squadra. La soluzione ideale? Dosare tutto con molta intelligenza: non è per nulla semplice, ma un giocatore deve avere l’ambizione di giocare in Nazionale”.

Del Piero affronta quindi il tormentone bianconero legato al futuro di Pogba: “Venderei Pogba, se fossi un dirigente? Prima studio da dirigente, dopodiché rispondo. Ma mi rendo conto che sarà difficile trattenerlo”. Già, difficile come fare strada in Champions League: “Se riesce a giocare al cento per cento, la Juve in casa può battere chiunque. Nella doppia sfida, però, dopo il Dortmund potrebbe incontrare squadre impressionanti come Bayern, Real Madrid, Barcellona, Chelsea”.

Conclusa l’avventura in India, l’ex capitano bianconero non ha ancora deciso cosa farà da grande: “Ho alcune opzioni, tra cui quella di continuare a giocare. Deciderò… In Major League Soccer con Giovinco? Sebastian mi ha sorpreso, mi dispiace che lasci la Juve e l’Italia, ma mi rendo conto che quella del Toronto è un’offerta difficile da rifiutare. Il campionato da quelle parti si è sviluppato, sta migliorando, grazie anche ai risultati della nazionale Usa agli ultimi Mondiali”.

Fonte: Repubblica

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