Parma e Cesena, il senso pratico del calcio che ci piace

La 23.a giornata ha visto l’ultima e la penultima in classifica fermare Roma e Juve. In queste imprese si nasconde tutta l’essenza del calcio. Salvare il sistema è interesse di tutti, ma tagliando i debiti, non i sogni. Altrimenti non ci si diverte più

Il calcio non è il mondo delle favole. Non c’è una cenerentola in attesa del principe Azzurro, né un ranocchio pronto a trasformarsi in principe. Tutto si ottiene con sofferenza, soldi e senso pratico. Altrimenti mai accadrebbe che il Parma ultimo e senza stipendi da mesi riesca a pareggiare contro la Roma che ancora dice di credere nello scudetto. Oppure mai potrebbe succedere che la Juve si presenti a Cesena, in casa della penultima con le stesse paure che potrebbero assalirla a San Siro o a Firenze.

E’ così da sempre: il Milan perse uno scudetto a Verona, l’Inter a Mantova, la Juventus a Perugia, la Roma perdendo in casa dal Lecce. E’ l’essenza del calcio italiano, da sempre. Anche quando le squadre di A erano sedici, c’erano l’Avellino e l’Ascoli. Ma quelle erano imprese, non favole: il Sassuolo è esempio positivo di ottima gestione, il Carpi l’ha emulato alla perfezione.

Se il numero di tifosi presenti nel cosiddetto bacino d’utenza facesse punteggio, il Milan non potrebbe avere cinque punti meno del Genoa. E invece la distanza c’è ed è meritata, e Niang che fa due gol al Verona è lo stesso che a Milanello era nella squadra riserve. Salvare il sistema è interesse di tutti, ma tagliando i debiti, non i sogni. Altrimenti non ci si diverte più. E di calcio parleremo al passato, per tutti

Fonte: SkySport

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