MILANO – Ancora una rimonta dopo il gol del vantaggio e ancora un gol negli ultimi secondi di una partita gettata via. Il copione è sempre lo stesso, ripetuto con sconcertante somiglianza giornata dopo giornata. Il Milan ha vissuto a Firenze lo stesso film già visto con Sassuolo, Torino, Lazio, Empoli e Verona da inizio 2015: scatto in avanti, poi frenata con pareggio o sconfitta. Dopo il 2-2 di Nico Lopez al 95′ a San Siro, è arrivato Joaquin al 90′ al Franchi. Questa volta con l’aggravante di avere di fronte una squadra impegnata in Europa League giovedì scorso e ieri in campo a 72 ore dalla sfida di ritorno con la Roma.
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QUASI RASSEGNATO – Anche nelle parole di Inzaghi sembra farsi largo la rassegnazione: “Io vado avanti giorno dopo giorno. Il Milan è un club che mi ha dato tanto e spero di restare più a lungo possibile. Io lavoro per il mio futuro e per il futuro del Milan. Se mi terranno bene, se no andrò avanti per la mia strada, sempre a testa alta, con professionalità, con grande voglia”, ha detto l’allenatore rossonero che aveva usato espressioni simili anche dopo la partita con il Verona. La sconfitta con la Fiorentina non cambia la sua posizione. Il club non prenderà nessuna decisione nei confronti di Inzaghi.
ULTIMA SPIAGGIA, MA NON TROPPO – All’orizzonte si profila la solita ultima spiaggia casalinga con il Cagliari, in programma sabato sera. C’è chi delinea la consueta dinamica degli ultimi due mesi: in caso di fallimento con una provinciale di bassa classifica, Super Pippo sarà esonerato. In realtà in questo momento proprietà e società non hanno intenzione di cambiare un altro allenatore anche se la partita con i sardi potrebbe rappresentare l’ultimo snodo utile perché dopo c’è la sosta per gli impegni della Nazionale (l’ipotesi alternativa è sempre quella di Brocchi fino al 31 maggio). Ma Berlusconi e Galliani vorrebbero risparmiare questa onta a Inzaghi, uomo a cui sono affezionatissimi per i successi europei propiziati a suon di gol rapaci.
CAMBIAMENTI STORICI ED ESONERI AFFRETTATI – Senza dimenticare che il Milan sta per vivere cambiamenti storici con le trattative per la cessione delle quote. E gli ultimi due esoneri hanno semplicemente peggiorato le cose. Allegri, mandato via dopo una sconfitta col Sassuolo, ha raccolto senza problemi la pesantissima eredità di Conte alla Juventus (dimostrazione che il livornese è un buon tecnico e che nel calcio tutto parte dall’organizzazione societaria). Seedorf è stato cacciato bruscamente dopo un girone di ritorno molto positivo. Inoltre non esistono più obiettivi reali in questa stagione: la zona Europa League è distante 10 punti, più di quanti il Milan ne abbia finora conquistati nel girone di ritorno (9).
LA LEZIONE DI MONTELLA – Per questo, a meno di tonfi rovinosi (ma si dice così da settimane e poi l’allenatore non cambia), Inzaghi potrebbe restare fino al termine del campionato. Poi, come ha dichiarato Super Pippo ieri, andrà avanti per la sua strada. Al suo posto, in mezzo a una ridda di nomi, il preferito resta sempre Montella, con Sarri come alterntiva, che ieri ha vinto la partita con due gol negli ultimi dieci minuti dopo aver inserito Babacar al posto di Rosi. L’Aeroplanino ha detto la cosa più logica su Inzaghi: “Questa esperienza lo maturerà moltissimo. Lo arricchirà come allenatore a prescindere da tutto”. Per avere Montella però il Milan dovrà battagliare con la Fiorentina. Andrea Della Valle ha già avvisato: “La vittoria col Milan è merito di Vincenzo. E’ un grande allenatore e rimarrà con noi”.
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- Protagonisti:
- filippo inzaghi