Lui sa come si fa: Klose non è stanco, va ancora forte e pensa alla 14a volta

KLOSELa Lazio insegue l’ottava finale di Coppa Italia e si affida all’uomo che più di tutti ha dimestichezza con questo genere di partite: Miro «Mito» Klose. Che di finali, in carriera, ne ha giocato addirittura tredici, vincendone sette e perdendone sei. E non finali qualsiasi, perché nell’elenco figurano due finali dei Mondiali, una degli Europei e una di Champions League, roba insomma che qualsiasi calciatore sogna di poter giocare anche solo per un minuto. Se non è un esperto lui di questo genere di partite chi lo è?
COLLEZIONE INFINITA Finali di Mondiali, di Europei e di Champions, ma anche di coppe nazionali, che è poi l’argomento in questione. Una finale di Coppa Italia il tedesco l’ha già disputata (e vinta) due anni fa, nel derby con la Roma deciso da Lulic. Nella sua Germania ne ha giocate tre: una (perdendola) con il Kaiserslautern, le altre due con il Bayern (vincendole entrambe). E poi ci sono le Supercoppe: una di Germania con il Bayern (vinta) e una italiana con la Lazio (persa). Ci sono anche le coppe di Lega tedesche (che fino a qualche anno fa sostituivano la Supercoppa): Klose ne ha giocate tre, vincendone due (una col Werder e una col Bayern) e perdendone una (col Werder). Le quattro finali nobili hanno invece sorriso al tedesco in una sola occasione, quella della scorsa estate in Brasile, quando la sua Germania trionfò al Maracanà sull’Argentina. In precedenza erano state solo delusioni: al Mondiale 2002 (finale persa col Brasile), a Euro 2008 (finale persa con la Spagna) e nella Champions 2010, quando al Bernabeu l’Inter di Mourinho trionfò sul suo Bayern. Tredici finali sono, in ogni caso, una cifra da record. E, volendo, ce ne sarebbero altre che potrebbero essere conteggiate. Una Supercoppa di Germania del 2008 che la Lega tedesca però non riconobbe perché era in atto una riforma della competizione (Klose la perse col Bayern) e poi le due finali per il terzo posto giocate dalla Germania al Mondiale 2006 e a quello del 2010 (il laziale giocò e vinse soltanto la prima).
A CACCIA DELLA 14 Stasera al San Paolo il Totem biancoceleste insegue quindi la quattordicesima finale. Nella gara di andata di un mese fa aveva provato a ipotecarla con il gol che sbloccò la gara poco dopo la mezzora del primo tempo. Il successivo pareggio di Gabbiadini ha messo le cose in salita per la Lazio. Ma se Klose fa il Klose l’impresa è possibile per la squadra di Pioli. Da quando è tornato stabilmente titolare (anche grazie all’infortunio di Djordjevic) il campione del mondo ha ricominciato a segnare con teutonica puntualità. Negli ultimi tre mesi sono stati infatti otto i suoi gol (sei in campionato e due in Coppa Italia). Curiosamente, il suo nuovo corso stagionale (fino a metà gennaio aveva realizzato soltanto quattro gol, uno in Coppa Italia e tre in campionato) è iniziato proprio in Coppa Italia, con la rete segnata al Torino agli ottavi di finale. Una media realizzativa degna di un ragazzino e non di un quasi trentasettenne. Che, tuttavia, non ha ancora smesso di inseguire quelle partite dal sapore unico e dal fascino inconfondibile. Le finali, appunto.

La Gazzetta dello Sport

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