AMARCORD: Napoli-Dnipro, cercasi mostro!

dnipro napoliIl Dnipro è l’ostacolo tra il Napoli e la finale di Europa League. Squadra ucraina fondata nel 1918, non ha un gran curriculum; in Europa non ha vinto praticamente nulla, ha all’attivo due scudetti vinti nel 1983 e nel 1988, anno in cui vinse anche la Supercoppa URSS.

Il Napoli accede alle semifinali di Europa League dopo ventisei anni; gli azzurri mancavano da lassù, dai tempi di Maradona e Careca; correva il 1989 e in quell’anno la Coppa UEFA, si chiamava ancora così, fu vinta nella doppia finale contro lo Stoccarda.

Per rendersi conto di quanto tempo sia passato basti pensare che il Muro di Berlino avrebbe diviso la città almeno fino al 9 novembre, c’era il blocco sovietico (ed il Dnipro sarebbe stato genericamente identificato come squadra russa), l’Euro non esisteva nei pensieri del Vecchio Continente, la coppia Fausto Leali – Anna Oxa vinceva il Festival di Sanremo con il brano “Ti lascerò” mentre Federico Fellini girava “La voce della Luna”, l’ultimo film della sua carriera.

Non bisogna andare così indietro nel tempo per trovare un precedente tra Napoli e Dnipro: basta tornare all’edizione 2012-13, al Napoli di Mazzarri. Azzurri ed ucraini si ritrovarono nello stesso girone eliminatorio e passarono entrambi, Dnipro capolista con 15 punti, Napoli secondo con 9. Una vittoria per parte nei due scontri diretti; primo match al Dnipro Arena il 25 ottobre 2012 terminato 3-1. Gara da incubo per il Napoli con i padroni di casa avanti dopo soli 70’’ con Fedetskyi; azzurri completamente in balìa degli avversari che raddoppiarono con il brasiliano Mateus che approfittò di un’uscita a vuoto di Rosati.

Nella ripresa Cavani suonava la carica e dopo aver colpito un palo si procurò un calcio di rigore, ma non prima del 3-0 di Giuliano al 63°. Dopo dieci minuti, 73°, il Matador dal dischetto rese meno amara la sconfitta per rendersi poi pericoloso anche su punizione.

Il Napoli tornò a casa con le pive nel sacco ma la verve di Cavani sembrò essere l’anteprima di quello che sarebbe stato il suo show nella gara di ritorno l’8 novembre: Napoli-Dnipro 4-2, Matador quattro volte a segno. Prima marcatura al 7° e gara che sembrò subito in discesa. Le cose però si misero nel peggiore dei modi quando gli ucraini prima pareggiarono con il solito Fedetskyi al 33°, di testa e sempre su palla inattiva, e poi passarono in vantaggio con Zozulya che al 52° sfruttò un errore di Vargas e con un micidiale contropiede superò Rosati ancora una volta non impeccabile. Qui salì in cattedra Cavani che prese letteralmente per mano la squadra portandola al successo. Cominciò con una punizione calciata magistralmente al 76°, 2-2, quindi fece esplodere il San Paolo firmando il vantaggio all’87° raccogliendo un assist di Hamsik e battendo Lastuvka da distanza ravvicinata. In pieno recupero di nuovo Cavani, ancora imbeccato da Hamsik, con due tocchi eleganti siglò il suo poker personale ed il 4-2 finale (il telecronista SKY lo definì un “mostro”).

Cavani ormai fa parte del passato ma il Napoli di oggi è arrivato più in alto. Può superare il Dnipro anche privo di un Cavani versione “mostro”?

Antonio Gagliardi

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