Caso Salah, la Fiorentina non ci sta: ”Ci tuteleremo in sede legale”

FIRENZE – Salah-Fiorentina, rottura totale. Dopo il rifiuto del calciatore egiziano alla proposta contrattuale avanzata dalla società viola e alla convocazione per il pre-ritiro di Moena, il club dei fratelli Della Valle ha deciso di passare al contrattacco, attraverso una nota ufficiale: ”Abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare le azioni necessarie per la tutela dei diritti della Società”.

VIE LEGALI – Gli accordi tra Fiorentina e Chelsea (i cui rapporti sono ottimi) erano ben definiti: la società toscana avrebbe dovuto versare, entro il 30 giugno, un milione di euro per il rinnovo del prestito fino al termine della prossima stagione. I dirigenti viola non solo hanno versato la cifra nelle casse del club londinese, ma erano già pronti a sborsare i 18 milioni di euro per il riscatto dell’intero cartellino di Salah, previsto secondo gli accordi per l’estate 2016. Non solo, la Fiorentina aveva accettato la richiesta di adeguamento di ingaggio dello stesso attaccante egiziano (da 1,8 milioni di ingaggio e quasi 3 milioni).

Ma nonostante questo sforzo, Salah ha deciso di andare via. Sull’ex Basilea è noto l’interesse di Inter, Juventus e Roma (già vicinissima ad acquistarlo a gennaio), ma la Fiorentina non ci sta e ha intenzione di tutelarsi in sede legale: ”In merito agli accadimenti degli ultimi giorni che hanno coinvolto l’atleta Mohamed Salah, Acf Fiorentina al fine della massima trasparenza nei confronti dei propri tifosi precisa che il calciatore – si legge ancora nella nota – tramite il suo rappresentante ha rifiutato la proposta migliorativa del proprio contratto ed ha addirittura manifestato l’intenzione di essere trasferito in altro club e non rispondere alla convocazione che gli era stata già inoltrata. In considerazione di quanto sopra è stato dato mandato ai nostri legali di valutare le azioni necessarie per la tutela dei diritti della Società”. L’intrigo di mercato continua.

Fiorentina

serie A
Protagonisti:
Mohamed salah
Fonte: Repubblica

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