Sarri, un punticino da ex. Il Napoli è ancora malato

Sarri Empoli-NapoliI napoletani usano l’innata dote dell’umorismo per districarsi da tutto, un disincanto necessario in unaì città piena di fascino e problemi. I napoletani riescono a scherzare anche sulla cose sacre, persino sulla più sacra di tutte: la squadra. Così quando Banti pianta il fischio finale come sale sull’ennesima ferita, qualcuno dalla tribuna si gira e dice: «Dai, che abbiamo sorpassato la Juve». Qualcuno meno spiritoso impreca sui giocatori e sulle scelte del tecnico. Sarri non s’è fermato a… Empoli. Una sconfitta nella sua vecchia e felice casa con tutta probabilità avrebbe messo il fuoco sulla panchina. Il punto invece gli permette di continuare a lavorare ma qualcuno gli deve spiegare che non ha tempo 3 anni per portare il ciuccio al livello dell’Empoli. Anche se fosse stato frainteso, non è stata un’uscita felice. Nell’immediato Sarri farà bene a trovare almeno un’identità a questa squadra che con l’Empoli ha fatto una figuraccia per tutto il primo round e solo dopo il 2-2 ha trovato forza e un po’ di bel gioco. Ma lo stato delle cose è questo: il Napoli è l’altra big malata del campionato e ha bisogno di tempestive medicine per guarire.
LA CHIAVE Medicine che servono soprattutto al centrocampo più che alla difesa, comunque insicura. È in quel reparto che nel primo round il Napoli ha perso la battaglia con l’Empoli. Si è arreso davanti alla dinamica geometria di Diousse, alla voglia di Croce, al piede raffinato di Zielinski e ai tagli di super Saponara. Stroncato dal ritmo superiore della banda Giampaolo ma anche per i suoi balbettii. Allan? Altro che rottweiler, per ora è un gattino. Valdifiori? Un disastro. Non è tutta colpa sua. È fuori condizione, tanto che ha gettato la spugna dopo 65’ per crampi. Ma si sa che, come un quarterback di football americano, per rendere al meglio avrebbe bisogno di avere attorno giocatori che lo proteggano e una squadra che corra e che abbia meccanismi collaudati. Così si sfrutterebbero le sue doti: geometrie e illuminanti lanci di prima. Ma per ora son solo tocchi laterali e lanci fuori misura. E palle perse. Se ci mettiamo una certa inconsistenza di Hamsik, la frittata è fatta. L’Empoli ha avuto la fortuna di colpire subito con Saponara, scattato verso Reina per un’errato uso del fuorigioco. Ma è stato bravo dopo aver subito il pareggio per il gran gol di Insigne (l’unico al quale non si può dire proprio nulla) perché ha continuato a mettere in difficoltà l’avversario cogliendo il 2-1 di Pucciarelli.
BUONA REAZIONE Solo che l’Empoli ha problemi opposti al Napoli, altrettanto dannosi. Ha un gioco collaudato, veloce e preciso, a tratti spettacolare. Ma non riesce a sfruttarlo del tutto quando dovrebbe. E non riesce a mantenerlo per tutta la gara. Non è un caso che non abbia mai segnato nella ripresa. Un po’ perché va in riserva. Un po’ perché gli viene il braccino. È successo col Milan. È successo col Napoli. Che ha trovato subito dopo l’intervallo il 2-2 con Allan pescato in area da Gabbiadini e poi ha spinto con convinzione, tuttavia quasi mai in maniera ordinata. Ha vissuto più sugli sprazzi dei singoli, anche se con l’entrata di Jorginho per Valdifiori e di Mertens per Gabbiadini almeno sul piano del ritmo le cose sono migliorate. L’Empoli ha creato qualcosa dopo il gol di Allan ma poi ha tirato i remi in barca. La mossa di Giampaolo che ha tolto Zielinski è stato un chiaro segno di tregua. Così però ha rischiato la beffa all’ultimo respiro sul tiro di Hamsik respinto alla grande da Skorupski (è seguito il palo di Callejon, fermato però per fuorigioco che non c’era). La vittoria sarebbe stata troppa grazia per questo Napoli. Che però, è un fatto, sta davanti alla Juve.

La Gazzetta dello Sport

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