Fiorentina, effetto Paulo Sousa: “Ci proviamo…”

IRENZE – Dopo la sconfitta di Torino (l’unica partita non vinta dalla Fiorentina fino ad oggi in questo campionato), su Facebook è apparso un evento che spiega molto di questa città. Titolo della pagina: “Festa scudetto della Fiorentina 2015/2016, appuntamento 15 maggio 2016”. Beh, la Fiorentina allora non era prima, anzi non era, nel senso che nessuno aveva ancora decodificato completamente il metodo Sousa, il senso della sua rivoluzione. Nelle parole lui parlava di pressing, difesa alta e velocità di esecuzione. Basta con i tocchi e tocchetti, basta con la versione nostrana e alla meno del Barcellona. Tre quarti posti, ok, ma una finale persa e una semifinale europea che è stata una umiliazione hanno lasciato il segno. Ora dopo la vittoria con l’Atalanta, dopo 16 anni, è li in alto in testa alla classifica da sola.
Un grazie a Montella, ma ripartire era un dovere, anche per via di rapporti di fiducia reciproca frantumati dal tempo.  Due gli obiettivi della società: risparmiare e provare a vincere. Sembra uno scherzo, ma in fondo è così. Beh, quel gruppo su fb che raccontava ironicamente e virtualmente l’eterno sogno fiorentino, poche settimane dopo si trasforma in una cosa sensata, anche se il tifoso ha scelto la strada migliore: non illudersi, ma godere del momento e poi si vedrà. Anche perché questo momento è allungato dalla sosta del campionato: Fiorentina prima e solitaria per due settimane. “Buttale via”, si dice da queste parti. Ma in mezzo a questo sogno che allaga la città, c’è un dato irrazionale, buffo e affettuoso, che sta in un’altra battuta arrivata alla fine della quinta vittoria consecutiva: Kalinic inventa un assist alla Cantona per Verdù, e lo spagnolo al volo fa tre a zero. Un bel gol? No, non solo. Un segno del destino sintetizzato in un’altra battuta soffiata in tribuna, in curva e sui social: “Oh, se segna anche Verdù, questo è davvero l’anno bono”. Già, Verdù, ultratrentenne spagnolo e raro esempio di calciatore richiamato in Europa dopo la scelta di chiudere la carriera nel paesi arabi, in fondo rappresentava il mercato meno scintillante del solito: lontani i tempi dei ventimila allo stadio per Mario Gomez, bello e letale (in teoria), che però per tornare al gol con frequenza è dovuto emigrare in Turchia e indossare la maglia del Besiktas. Al suo posto c’è Kalinic, che quando è arrivato all’aeroporto non c’era un cane. Tre gol all’Inter e l’idea di avere finalmente un centravanti. Firenze si innamora, di lui e di una squadra partita faticando in un calcio ingrigito che trasformava il passato prossimo in uno strano ricordo: prima tante occasioni e qualche partita decisiva buttata via, ora un tiro in porta nel nulla e un gol da tre punti.
Così a Carpi, sfida faticosa che ha messo nel cuore del tifoso per la prima volta un dubbio meraviglioso: e se fosse la volta buona? Già, perché il karma della Fiorentina era sempre il solito: bellezza e sfortuna. Una maledizione. La praticità vincente era un’idea sepolta da diciassette anni di storia. L’ultima volta da capolista c’era la filosofia del Trap, ed era il febbraio del ’99. Ma c’era anche una squadra di fenomeni chiamati Batistuta, Rui Costa ed Edmundo. Il sogno si ruppe con l’infortunio del primo e la fuga al Carnevale di Rio dell’ultimo. Oggi Sousa ha degli ottimi giocatori, ma il fenomeno vero, Pepito Rossi, sta cercando di ritrovare se stesso conquistando minuti sul campo e quelle sicurezze azzerate dagli infortuni al ginocchio. Tutti lo aspettano, e nel frattempo hanno anche trovato un gioco divertente e fatto conoscere al mondo gente che Sousa ha rigenerato, come Alonso e il rinato Borja Valero (ovazione per domenica sera all’uscita dal campo), e giovani talenti preziosi come Bernardeschi e Babacar. Ma c’è soprattutto un allenatore che ha aggiunto quel carattere che mancava e un gioco costruito su una difesa blindata e giocate che non lasciano scampo agli avversari, dentro le quali  vivono i loro giorni migliori giocatori che un anno fa sembravano destinati a un non meglio specificato altrove. Ilicic e Badelj, per esempio, punti di forza di questa squadra. Ma non c’è dubbio che la forza di questa Fiorentina stia nella testa e nel cuore del suo allenatore. Il nome di Paulo Sousa domenica sera rimbombava nei cori del Franchi. Lui ha rimesso in moto il gruppo, ha lavorato sulla forza interiore e sulla compattezza, dando grandi obiettivi e mettendo in gioco tutti, partita dopo partita. Lui dice che ci sono squadre più ricche e sulla carta più forti ma sognare lo scudetto si può perché  i grandi sogni portano lontano.

E così la squadra è la prima a crederci e va sempre in campo con la fame di chi non vuole lasciare niente all’avversario. Questa Fiorentina ha carattere e gioco. E una voglia matta di ribaltare tutto. Questa Fiorentina è esplosa quando nell’anno apparentemente meno luccicante e ambizioso. E Firenze si stropiccia gli occhi partita dopo partita. Il futuro è sconosciuto ma una certezza c’è: la Fiorentina ci proverà, e questo è ciò che conta.

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Protagonisti:
paulo sousa
Fonte: Repubblica

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