Inter: arbitri e Icardi le spine di Mancini

MILANO – Tutti furenti. Da Thohir in giù. Orgogliosi, ma furenti e feriti. Il ritorno a casa dell’Inter dopo il San Paolo è stato tormentato da rimpianti e recriminazioni, con gli arbitri, anzi l’arbitro, al centro del mirino. Daniele Orsato non ha mai avuto un gran rapporto con l’Inter, si ricorda da dentro: molti nerazzurri rammentano ora le due espulsioni, non una ma due, che Orsato rifilò a Mourinho durante l’Età dell’oro 2008-2010, e da allora il direttore di gara veneto è stato sempre considerato un arbitro ostico, che non avrebbe in gran simpatia l’Inter. Anche se si tratta di quei classici discorsi che si fanno a botta calda, con la rabbia per la sconfitta che monta e non si attenua. Però è un fatto che negli spogliatoi del San Paolo si sia discusso a lungo, tra Inter e staff arbitrale. “Hai buttato fuori un giocatore per un mezzo fallo”, ha urlato Mancini a Orsato e al quarto uomo, perché è sull’espulsione di Nagatomo che l’Inter si arrovella e si infuria. Per Mancini la prima ammonizione era generosissima, perché Callejon, come ha più volte ripetuto il tecnico in tv, litigando con l’ex arbitro De Marco collegato da Mediaset, “ha simulato, ha simulato, ha simulato”. E se non ci fosse stata l’espulsione, è convinto il Mancio, “avremmo sicuramente vinto, in 11 contro 11 ce la giocavamo in maniera diversa”. Alle proteste di Mancini si sono aggiunte quelle del direttore tecnico Piero Ausilio, uno che di solito non si lascia andare a certe proteste, anzi ha sempre un grande aplomb, invece stavolta è andato giù duro proprio con Orsato e in assoluto con tutto il settore arbitrale: “Il nostro umore è simile a quello di Mancini. Il malessere più grande è per come si sviluppano queste gare. Qualcuno ha voluto essere protagonista: prima di poter lasciare una squadra in 10 ci vuole grande senso di responsabilità. Se rimani in 10 per falli o presunti tali, come ci è capitato a Palermo, a Bologna e qui, vieni danneggiato. Noi in 11 contro 11 questa partita non l’avremmo persa. Non ho parlato di disegno, non credo ai complotti. Basta vedere come sono stati cacciati dal campo, Murillo, Felipe Melo e oggi Nagatomo. Sono errori gravi che vengono fatti nei confronti dell’Inter. Provvedimenti ufficiali? Non so, siamo ancora a caldo, a me dispiace di aver perso una gara che non meritavamo di perdere. Il Napoli ha fatto bene nel primo tempo. L’Inter, in 10, meglio la ripresa”.

Non sono casuali le parole di Ausilio, dato che dietro c’era anche l’ispirazione del club, anzi di Thohir, che ha seguito la partita da Jakarta ma ha fatto arrivare le sue impressioni alla squadra e ai dirigenti, un paio d’ore dopo la fine della partita. E anche Thohir viene dato quantomeno per seccato. La linea del club si concentra sulle quattro espulsioni subite dall’Inter in queste prime 14 gare. “Se siamo la squadra che fa meno falli in serie A non è logico subire tutte queste espulsioni”, annotava nella notte Mancini. Tre di queste quattro espulsioni sono arrivate per doppia ammonizione (l’altra fu un rosso diretto di Miranda per fallo su Kalinic lanciato a rete in Inter-Fiorentina) e in tutti e tre i casi l’Inter si è lagnata: per i due falletti di Murillo, il secondo addirittura inesistente, che lo costrinsero all’espulsione a Palermo, a 15′ dalla fine; per i due in pochi minuti commessi da Felipe Melo alll’inizio del secondo tempo di Bologna, anche se poi l’Inter riuscì a vincere in 10; per le due ammonizioni a Nagatomo a Napoli, che hanno ispirato la prima sconfitta in trasferta.
 
Inter dunque furente, e ci siamo. Ma a questo punto chi potrà essere, eventualmente, il dirigente deputato a lagnarsi a livello ufficiale? E qui casca l’asino. Nel senso che al momento, nel suo organico, l’Inter non ha un dirigente “politico” addetto a certe incombenze. Piero Ausilio, l’ultimo dirigente italiano rimasto nel club, è più  un uomo di campo o di calciomercato, non è abituato a muoversi nei meandri dei palazzi. E gli altri dirigenti, semplicemente, si occupano di altro: di marketing, di conti, di organizzazione. E sono tutti inglesi o statunitensi o comunque non italiani, nessuno di loro ha o vuole avere rapporti con l’establishment italiano. Quindi, sostanzialmente, le proteste dell’Inter rimarranno solo mediatiche, e cadranno lì. Così, della sconfitta di Napoli, rimarrà il risultato, la rabbia e anche l’orgoglio, perché nonostante tutto un pareggio l’Inter l’avrebbe meritato, non foss’altro per come ha giocato l’ultima mezz’ora, quella più difficile. Esce rafforzata, e più incavolata di prima. Ma con un problema sempre più grande, che prima o poi dovrà essere risolto. Un problema ingombrante, chiamato Mauro Icardi: capitano e centravanti sempre più in difficoltà.    

serie A

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Fonte: Repubblica

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