SARRI E NAPOLI, I MOTIVI DI UNA FLESSIONE: PARLIAMO DI CALCIO

Partiamo da un presupposto: il Napoli ha perso la partita contro l’Udinese non per colpa dell’arbitro. L’ha persa per l’approccio sbagliato che una squadra che lotta per il primo posto non può permettersi di avere. L’ha persa anche per le scelte sbagliate del proprio allenatore, sia in fase di preparazione del match che in corso d’opera. Attribuire la pesante sconfitta rimediata in terra friuliana alla direzione arbitrale, è un esercizio che lasceremo ad altri e che di sicuro non ci aiuta a crescere: bisogna prima capire cosa non ha funzionato in un Napoli sceso in campo molle e con poca concentrazione in molti dei suoi elementi, il tutto sempre con equilibrio e senza isterismi.

Sarri ha sin qui svolto un grande lavoro: dopo le prevedibili difficoltà iniziali, è riuscito intelligentemente a far assimilare le sue idee di gioco rendendole compatibili alle caratteristiche della rosa azzurra, facendoci ammirare un calcio di grande livello e nel contempo molto redditizio.  Un passaggio non semplice per un allenatore che sin qui aveva allenato squadre non di primo piano, qual è oggi il Napoli: ha accresciuto, in questa maniera, il valore di molti calciatori che l’anno scorso erano sul piede di partenza per via di un’annata, quella passata, al di sotto delle aspettative, e che ci ha permesso di lottare fino ad oggi testa a testa contro una corazzata qual è la Juventus, disintegrando le convinzioni di chi ad inizio stagione aveva pronosticato un Napoli da quarto posto in giù.
Da questi meriti insindacabili che vanno ascritti a Sarri, derivano però anche alcuni deficit di gestione della rosa del nostro mister : è impensabile per una grande squadra che ha grandi obiettivi affidarsi solo a 12-13 calciatori e schierarli in campo indipendentemente dalla loro condizione, sia fisica che psicologica. E qui veniamo al (mancato) mercato di gennaio, di cui comunque anche la società ha le sue chiare responsabilità: se è vero che a gennaio sono arrivati i soli Grassi e Regini, che fino ad oggi hanno visto a stento la panchina, è pur vero che il valore generale della rosa azzurra è sottostimato e sottovalutato da molti: possibile che Strinic e Chiriches non potevano giocare in luogo rispettivamente di Ghoulam e Koulibaly? Che Mertens non potesse entrare subito ad inizio ripresa in luogo di un evanescente Insigne, che ha sbagliato tutto ciò che si poteva sbagliare nel primo tempo?  Una rincorsa così estenuante come quella che il Napoli sta facendo nei confronti della della Juve, richiede grandi energie non solo fisiche ma soprattutto mentali: vincere un campionato con soli 12-13 giocatori è chiaramente impossibile. E ad Udine ne abbiamo avuto dimostrazione, con molti giocatori fuori fase.
Un altro aspetto che Sarri però dovrà migliorare è anche sotto quello dell’aspetto comunicativo, dove soprattutto nell’ultimo mese sembra aver voluto dare (almeno inconsciamente) sempre qualche alibi di troppo ai suoi:  una volta parlando degli orari delle partite, in altre parlando delle Nazionali che gli tolgono i giocatori e in altre ancora parlando di una ‘Juve stratosferica’. Vorremmo chiedere a Sarri qual è il motivo dei 14 gol subiti in campionato da gennaio ad oggi sui 27 totali, che hanno di fatto frenato la corsa alla Juventus? Ecco, più della squalifica ad Higuain di 4 giornate (che saranno probabilmente ridotte a tre, completando tutto il teatrino), dei diversi metri di valutazione da parte della classe arbitrale italiana, ci interessa capire i motivi della flessione del Napoli: se il primo posto è andato, c’è un secondo posto da difendere, che diventa fondamentale per le ambizioni di questa squadra e di questa società: domenica ci piacerebbe vedere un San Paolo gremito, per dare il giusto tributo ad una squadra che ha sin qui disputato un campionato eccezionale e che ha del credito da riscuotere, indipendentemente dalla sconfitta di domenica.

Giuseppe Di Marzo

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