Per Conte la missione non è impossibile. Gap ridotto tra Germania e Italia

l Nouveau Stade de Bordeaux, ideato dagli architetti svizzeri Herzog & de Meuron che in precedenza hanno disegnato l’Allianz Arena di Monaco e lo stadio Olimpico di Berlino, è teatro all’inglese. Niente barriere e prima fila a dieci metri dal terreno di gioco. L’ideale, dunque, per il Classico d’Europa che certificherà la prima qualificata della semifinale di Marsiglia in programma il 7 luglio. L’Italia, come è già successo contro il Belgio al debutto nella competizione e contro la Spagna campione uscente nell’ultima gara, proverà a ribaltare di nuovo il pronostico. Perché la Germania campione del mondo, ancora imbattuta nel torneo senza prendere nemmeno un gol, parte in vantaggio prima ancora di scendere in campo. E’ la storia recente, con il titolo iridato vinto a Rio nel 2014, più che quella passata, sempre favorevole agli azzurri nelle competizioni ufficiali, ad assegnare il ruolo di favorita alla nazionale di Loew che, nel paragone con il gruppo di Conte arrivato all’appuntamento più impegnativo con diverse assenze tra giocatori lasciati a casa e altri persi qui in Francia, è più attrezzata e quindi più competitiva. Il rendimento, però, degli azzurri, nel percorso esaltante da Lione a Parigi, ha ridotto ultimamente il gap. Non tanto come qualità degli interpreti, quanto nell’organizzazione e nella convinzione della Nazionale. Che, anche fisicamente, si è fatta sempre trovare pronta.
SCAMBIO DI DNA
L’Italia di Conte sembra la Germania di sempre e non di oggi. Tosta, efficace e concreta non è più la Nazionale di Rivera e Mazzola, di Rossi e Conti, di Baggio, Totti e Del Piero. Più che il talento, il ct in scadenza, a metà luglio inizierà il suo lavoro a Londra con il Chelsea, ha privilegiato il comportamento da squadra, convocando giocatori intercambiabili e da corsa, per alzare sempre il ritmo contro le nazionali tecnicamente superiori. E, per dare certezze al gruppo, è venuto qui con la difesa che gli ha permesso di vincere lo scudetto per tre volte di fila nel nostro campionato. Il blocco Juve piazzato davanti al capitano Buffon è diventato la rampa di lancio nell’Europeo: solo 1 gol preso in Francia, tra l’altro da Sirigu nella gara contro l’Irlanda a qualificazione già in cassaforte, e nelle ultime sei partite, comprese le due amichevoli contro la Scozia e la Finlandia prima di sbarcare a Montpellier. Loew, invece, ha virato proprio dopo essersi inchinato all’Italia due anni fa a Varsavia nella semifinale di Euro 2012. Adesso i tedeschi usano la qualità più che il fisico, attaccano in sei, con il rombo offensivo e due terzini che si trasformano in ali, sono padroni della partita sempre e comunque, anche prendendosi qualche rischio. E’ lì che il nostro ct, usando la velocità di Eder e Giaccherini e la disponibilità di Florenzi e De Sciglio, andrà a cercare la strada che porta fino alla semifinale.
A SENSO UNICO
La Germania, il 29 marzo a Monaco, ha interrotto il digiuno, durato quasi 21 anni, e ha umiliato proprio la Nazionale di Conte: 4 a 1 all’Allianz Arena, primo successo dal giugno 1995. Ma, lo sa bene Loew, quel risultato in Baviera conta poco. E’ stata un’amichevole che non ha spezzato certo l’incantesimo. Perché, tra mondiali ed europei, i tedeschi non sono mai riusciti a battere l’Italia, respinti in otto tentativi. Sono state quattro le vittorie, a cominciare da quella storica in semifinale all’Azteca del 70, passando per la finale al Bernabeu dell’82 e la semifinale al Westfalenstadion nel 2006, e per finire, ancora in semifinale, al Naradovy di Varsavia nel 2012. L’ultimo successo azzurro è anche l’unico in un campionato d’Europa, con la Mannschaft guidata proprio dall’attuale ct.
ASSETTO CONSOLIDATO
La situazione, quattro anni dopo, è però cambiata. La Germania è più spregiudicata e quindi più pericolosa. Loew, nelle gare qui in Francia, non ha mai cambiato sistema di gioco, insistendo sul 4-2-3-1. L’unica variante in attacco: formula con il falso nuove, usando Goetze e rinunciando alla prima punta, o con il centravanti, schierando Gomez. I senatori del gruppo hanno votato per la seconda soluzione che sarà riproposta anche contro l’Italia. Che non sarà diversa nemmeno a Bordo: Conte, fedele al 3-5-2, è sempre pronto a difendere con quattro uomini. Lo scivolamento di De Sciglio, allargando poi Giaccherini, permette anche il 4-4-2. Sturaro, se De Rossi oggi si arrende, sarebbe l’unica novità.

ilmessaggero

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