Il volo della Lazio in 5 punti (non solo Inzaghi)

Ciro Immobile, attaccante Lazio (Getty)

Vola, la Lazio. E non è soltanto per l’animale simbolo dei biancocelesti da sempre. Perché il quarto posto in classifica dopo dodici giornate non può essere un caso ed nel volo della Lazio ci sono pochi segreti e tanto merito di Simone Inzaghi. Quarto attacco del campionato, quinta miglior difesa. Segnali di una squadra organizzata che sa divertire ed entusiasmare. Gol, vittorie e (spesso) spettacolo, un mix perfetto che cancella un’estate difficile e lancia la Lazio tra le favorite per un posto in Europa. La Champions? Difficile, anche se a Formello la sognano per davvero. L’Europa League decisamente più a portata, ma servirà mantenere passo, concentrazione e condizione. Quella che fin qui ha fatto la differenza e che ha messo le ali ad una Lazio che, anche dopo la sosta, non vuole fermarsi. Un volo in 5 punti, i 5 “segreti” della squadra di Simone Inzaghi. A cominciare proprio da lui.

Simone Inzaghi: da traghettatore a certezza, dimenticando Bielsa
Se in estate avessero chiesto ai tifosi della Lazio di pronosticare un inizio di stagione così, nessuno avrebbe voluto farlo. Scetticismo e disincanto, le due parole chiavi dell’estate biancoceleste erano state queste. In ritiro ad Auronzo pochi tifosi e poco entusiasmo, le cicatrici di inizio mercato e la telenovela allenatore non volevano sbiadire. Poi è arrivato lui, o meglio è tornato: Simone Inzaghi, da traghettatore a certezza. Lui che aveva già firmato un pre-accordo con la Salernitana e che Lotito ha richiamato in fretta per la sua Lazio. L’intrigo per la panchina aveva stuccato molti, il Presidente in primis. Scottato dal Loco Bielsa dopo aver contattato (e stretto la mano) pure a Prandelli. La piazza era in formento, spaccata tra chi accusava l’inaffidabile Bielsa e chi ne difendeva le ragioni, puntando il dito contro la mancata progettualità di Lotito e Tare. Che però intanto sul mercato lavoravano davvero, in mano la lista di rinforzi chiesta dall’argentino. Pretesa, anzi. In pochi giorni, troppo pochi forse. Perché alla fine il tira e molla assurdo e irreale con Bielsa si spezza: dimissioni per il Loco, allenatore da trovare per la Lazio. Prandelli non poteva essere richiamato, questione (anche) di dignità e di orgoglio. E allora ecco la soluzione “interna”, quella che Tare e Lotito avevano già scelto dopo l’esonero di Pioli nella scorsa stagione: Simone Inzaghi, dalla Primavera a traghettatore. E adesso, allenatore vero e proprio. Bielsa è solo un lontano ricordo, “Inzaghino” in estate ha lavorato con calma e serenità, umiltà e intuito. Senza proclami o richieste sul mercato, ma plasmando soprattuto il materiale a disposizione. E i suoi giovani, da Murgia a Lombardi: quelli che aveva avuto in Primavera e che in estate potevano pure partire, quelli su cui adesso può contare eccome. La fantasia di Felipe Anderson, i gol di Immobile. Ciro sì, il vero fiore all’occhiello del mercato. Inizio boom anche grazie al gioco di Inzaghi, uno che doveva fare il traghettatore e che adesso è la certezza di una Lazio che vola in classifica.

Immobile, il nuovo Klose tra gol e playstation
Il giro d’Europa di Ciro è finito, e in fondo si sa che tutte le strade portano a Roma. L’esplosione al Torino, le delusioni a Dortmund e Siviglia, il ritorno al Toro e poi l’addio a fine stagione. Direzione Formello, quartier generale Lazio. Con lui Inzaghi ha trovato il centravanti perfetto per il suo gioco, ma soprattutto ha trovato i gol che spingono la Lazio al quarto posto. Nove reti in dodici partite, il nuovo Klose è già qui: l’erede del tedesco segna più di lui alla prima stagione con la Lazio, ha ritrovato il senso del bomber che aveva a Torino alla prima esperienza con Ventura ed ora gioca e si diverte. E fa gol, con la Lazio, con la Nazionale e… alla Play Station, la grande passione che fa “infuriare”la bella Jessica, moglie da due anni. Il joystick della Lazio è anche nelle sue mani, continuare a segnare per non fermare il volo biancoceleste è il primo obiettivo.

I giovani di Simone: da Keita a Murgia, da Felipe a Lombardi
Bella, giovane, sfrontata. La Lazio di Inzaghi è anche questo, perché l’esperienza (vincente) in Primavera lo ha segnato e gli è servito. Sa gestire i suoi ragazzi, li sa coccolare e riprendere, li ha saputi collocare al centro del suo progetto biancoceleste. Keita è rinato, ha trovato continuità, gol e spirito di sacrificio. Felipe Anderson è tornato quello di due anni fa, dopo una stagione difficile (la scorsa) e qualche mal di pancia di mercato. E poi sono scoppiati due giovani gioielli in casa Lazio: Alessandro Murgia e Cristiano Lombardi, un ’96 ed un ’95 che Simone Inzaghi ha saputo integrare con equilibrio ed intelligenza. Loro hanno ripagato con i primi gol in Serie A, il futuro è roseo. Anzi, biancoceleste.

Centrocampo da big: Biglia una certezza, Parolo è rinato
Le due sicurezze di Inzaghi in mezzo al campo sono loro due, un argentino ed un italiano. In comune la Lazio e l’importanza negli equilibri dell’allenatore biancoceleste: Biglia, dopo un’estate che poteva anche vederlo partire, è restato e si è preso in mano la squadra. Solido, affidabile, leader. Tecnico e carismatico. Al suo fianco Parolo aggiunge dinamismo, quantità e qualità. E’ tornato quello dell’esplosione con Pioli, Inzaghi può contare su loro due per non avere preoccupazioni a centrocampo.

Le certezze dell’esperienza: Lulic, Marchetti, Radu
Mica solo giovani e nuovi volti, Simone Inzaghi ha rispolverato anche i senatori. Quelli che lo scorso anno, forse, erano un po’ calati e che nella nuova Lazio sono tornati al centro della squadra. Le certezze dell’esperienza, potremmo dire, perché Lulic, Marchetti e Radu sono pilastri di una Lazio che sembra essere tornata a quella che sfiorava la Champions e vinceva la Coppa Italia. Servivano anche loro, sono tornati. Perché in una Lazio bella, giovane e sfrontata servono anche piloti affidabili per continuare a volare.
 

Fonte: SkySport

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