Torino-Juventus 1-3, è Higuain l’uomo derby

TORINO – Il Torino ha perso il derby quando s’è messo a giocarlo come avrebbe voluto: per vincerlo. E la Juve, micidiale, lo ha castigato dopo lunghe e prolungate sofferenze infine lenite dall’implacabilità di Higuain, che ha colpito nel primo e nel secondo tempo quasi alla stessa maniera, scovando gol venuti dal caso e sempre nel momento più complicato della partita. È stato un derby non bello ma vero, vivo, palpitante e soprattutto equilibrato, senz’altro il più equilibrato degli ultimi vent’anni, segno che il Toro ha infine perduto l’annoso complesso di inferiorità nei confronti dei rivali anche se non è bastato per fare centro. Però è uscito tra gli applausi, tra gente fiera della propria dignità. Non inganni il risultato: il 3-1 non la dice tutta, su quello che è accaduto in campo (Pjanic ha segnato il gol della sicurezza ormai in pieno recupero), perché fino al sorpasso di Higuain, operato al 37′ st, era stato il Toro ad andare più vicino alla vittoria, sfumata perché Mandzukic ha respinto quasi sulla linea un destro di Benassi (15′ st), perché Baselli ha gestito malissimo un contropiede in superiorità numerica (22′ st), servendo Iago invece del liberissimo Belotti, e perché la miglior giocata di Ljajic (28′ st) è uscita di un niente a lato del palo sinistro di Buffon.

A quel punto Mihajlovic ha sentito aria di impresa, ha fatto tre cambi in un colpo solo aggiungendo due attaccanti e passando al 4-2-1-3. Nemmeno il tempo di rendersi conto cosa stesse succedendo che, alla ripresa del gioco, un lancio dalle retrovie di Chiellini ha pescato Higuain dall’altra parte del campo. Il Toro ha difeso malissimo, ha lasciato sul Pipita il suo difensore meno esperto e meno robusto, Barreca, e un duello del genere come avrebbe potuto finire, se con lo stop, la giravolta e il tiro del centravanti, imprendibile per Hart? Verrà poi anche il 3-1, ancora in contropiede, stavolta di Pjanic dopo due miracoli di Hart su Dybala e sullo stesso bosniaco.

Non si può dire che a centravanti invertiti sarebbe finita diversamente, perché Belotti è stato all’altezza di Higuain, ha segnato un gol in meno ma ha sballottato la difesa juventina dal primo all’ultimo. La differenza, in sostanza, l’ha fatta la fragilità della difesa granata, sempre in soggezione quando la Juve ha attaccato in verticale, spesso fuori tempo nelle scelte, fuori posto nelle prese di posizione. Castan è stato un disastro e anche il primo gol, quello dell’uno a uno, è dovuto a una serie di anticipi sbagliati (Castan, Barreca), anche se a liberare Higuain davanti ad Hart è stato un tocco involontario di Mandzukic (i più forti sono stati, come spesso capita, anche i più fortunati). Nel primo tempo, in ogni caso, il Torino ha sofferto molto, ha giocato come non sa (poco aggressivo, troppo schiacciato verso la propria area), ha lasciato che la Juve attaccasse quasi senza soluzione di continuità pur creando un solo pericolo vero, al 14′, quando Mandzukic ha deviato sotto porta un destro di Khedira, costringendo Hart a un riflesso da campione. Per paradosso, però, era stato il Toro a schiodare la partita con un’azione perfetta: percussione sulla destra di Zappacosta, sovrapposizione di Baselli, cross al bacio e incornata perentoria di Belotti in anticipo su Lichtsteiner. Dopo l’intervallo, però, i granata si sono scrollati di dosso ogni remora, hanno alzato ritmi e baricentro e per mezzora abbondante hanno messo alle corde la Juve, sovente in pesante difficoltà. Finché Higuain l’ha tolta dai guai a modo suo.
 

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Fonte: Repubblica

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