Juventus-Roma: dall’attacco al gioco, una sfida che vale lo scudetto

Juventus-Roma: dall'attacco al gioco, una sfida che vale lo scudetto(agf) ROMA – Non una partita come un’altra, Juventus-Roma si gioca un pezzo di scudetto e soprattutto mette uno contro l’altro due mondi. Sono più le partite di grandi tensioni, scontri, nervosismi – da quella del gol di Turone nell’81 a quello Juve-Roma 3-2 dell’ottobre 2014 diretta dall’arbitro Rocchi – di quelle veramente belle e terminate con una stressa di mano. Rivalità massima, spesso velenosa. Abbiamo scomposto il prossimo match in sei domande, per vedere chi può prevalere. Juve allo Stadium ovviamente favorita, ma è una partita tutta da giocare.
 
E’ un match scudetto? – Juve-Roma è un match scudetto per luogo comune, comodità di definizione, perché l’evento ha bisogno di un marchio, di un’etichetta, di uno slogan. In realtà è un match scudetto solamente a metà. Se la Roma vincesse e dunque finisse a -1, ok, avremmo una riapertura pressoché totale del campionato, dovremmo azzerare i dibattiti, e ricominciare quasi da capo. Se la partita la vincesse la Juve allora sì che sarebbe un match scudetto, perché la squadra di Allegri avrebbe dato una bella mazzata alle speranze e all’orgoglio degli avversari diretti. Inter, Milan, Napoli, Roma: via via, più nessuno, o quasi. La realtà è che il vero match scudetto, se ci si arriverà in situazioni più o meno simili di classifica, sarà quello del ritorno: a metà maggio 2017, a 3 giornate dalla fine.
  Allegri o Spalletti? – Toscano di scoglio (Livorno) contro toscano dell’entroterra (Certaldo, provincia di Firenze). Lo stereotipo da Vernacoliere livornese dice che i toscani di scoglio abbiano una superiorità quasi genetica: più furbi, più intelligenti, più dissacranti, generalmente “anti”, e poi ancora dissacranti, dediti alla parolaccia, ribelli, e un tempo perfino comunisti così. Il che non corrisponde esattamente al profiling di Allegri, che invece è più uomo di sistema, sia pure con le radici fortemente labroniche. Frase preferita ultimamente: “Le chiacchiere le porta via il vento, le biciclette i livornesi”.
Spalletti viceversa è gigione, piacione, autocompiacente, protagonista, furbo, ottimo stratega, decisamente inc….oso, discretamente attaccabrighe, molto orgoglioso dei suoi vocaboli risciacquati in Arno: garba, garbare, riportini, bellino, oh vien via, ciondolone (Dzeko). Insomma caratterialmente è quasi più livornese di Allegri.   Bella coppia comunque, nella grande tradizione degli allenatori toscani: Lippi, Allegri, Mazzarri, Agroppi, Sarri, Ulivieri, Fascetti, Orrico. Praticamente un mix di tutti loro. I risultati in Italia dicono che Allegri per ora è avanti. Ma di poco e Spalletti potrebbe fare il sorpasso che cerca affannosamente da anni.
 
Chi fa il gioco migliore? – La Juventus quest’anno ha dovuto affrontare un processo  sacchiano (non a caso Sacchi e Allegri si sono spessi battibeccati in tv): vince ma gioca male. Il dibattito è di quelli universali e irrisolti, tipo è nato prima l’uovo o la gallina? Non ha impressionato per il gioco, ma ha vinto tanto. Detto che al tifoso il tema interessa quasi zero e anzi ci ride sopra, è forse vero che certi tentennamenti, certi spettacoli abbastanza noiosi in campionato (vedi Palermo) e in Champions (col Lione a Torino) hanno dato origine a un’accusa forse ingenerosa. Dati anche i numerosi giocatori da inserire ogni anno: Pjanic, Higuain etc.   La Roma comunque in assoluto gioca meglio, Spalletti è teorico di un calcio molto veloce, che esige il possesso palla, e anche molto, molto fisico. Ma è anche vero che le ultime importanti vittorie (con Lazio e Milan) sono arrivate tramite un gioco più speculativo. Diciamo che il gioco veloce della Roma in contropiede può produrre un gioco migliore e più efficace.
 
Si ricomincia dalla difesa? – Sì si ricomincia dalla difesa. Quando si parla di Juve e Roma, in genere delle grandi squadre, ci si concentra sempre sugli attacchi, e sulle star che li compongono. In realtà la difesa di Buffon-Barzagli-Bonucci-Chiellini è stata il grande punto di forza della Juve dei cinque scudetti, e l’inevitabile correzione di quella linea difensiva per problemi vari (infortuni, inserimenti di nuovi da Rugani a Benatia) ha comportato non poche difficoltà. Ciò detto lo scorso anno la Juventus non prese gol in 22 partite (di cui 10 consecutive), quest’anno nelle ultime 9 partite in 8 ha preso gol, anche se uno solo per volta. Quindi non è una difesa impenetrabile, anche se è pur sempre la migliore della serie A.  La Roma viceversa ha cambiato talmente tanti giocatori in difesa questi anni che non ha mai trovato un assetto perfettamente impenetrabile. Ma Spalletti ha corretto ultimamemente l’impostazione, utilizzando qualche volta anche la difesa a tre o a cinque. Inoltre più copertura da De Rossi, Strootman e in genere dal centrocampo. Detto questo fare gol alla difesa della Juve significa ancora sbattere contro un muro.
 
Higuain o Dzeko? – I novanta milioni per il miglior attaccante d’Italia cominciano a fruttare. Higuain è uscito da un lungo periodo di adattamento all’ambiente e al gioco dalla Juve. Tutto molto diverso, praticamente un altro mondo. Al Napoli c’era un’intera squadra che giocava per lui, alla Juve bisogna dividersi i compiti con Mandzukic e con Dybala. Il tridente pare più disquisizione filosofica da salotto che di campo, è chiaro però che la convivenza con Madzukic è più difficile di quella con Dybala. La scelta di Allegri si fa complicata, e comporta anche inevitabili reazioni a catena. Se la Juve gioca a due in avanti, chi va fuori tra Mandzukic e Dybala? Se la Juve gioca a tre in avanti, chi va fuori a centrocampo?   Certi problemi Spalletti non li ha. Testardo e iperconvinto delle sue idee ha dato a lungo fiducia a Dzeko anche quando la buttava fuori a porta vuota. Oggi Dzeko è capocannoniere e il problema caso mai è trovargli una spalla, visto che Salah si è infortunato. Anche se Higuain è in leggero ritardo rispetto alla tabella di marcia, ed è appena uscito da una crisi d’identità, l’uomo gol per antonomasia è lui.
 
Pesa il fattore campo? – La Roma quest’anno ha vinto tutte le partite in casa (8), in compenso fuori ha spesso avuto amnesie e combinato pasticci: Cagliari, Empoli, e sopratto Atalanta. E’ evidente che per quanto l’Olimpico sia uno stadio spesso semivuoto (ma non l’ultima partita col Milan), la spinta del pubblico funge da interruttore nervoso. Idem per la Juventus, solo con un risultato migliore in trasferta. In cinque anni di Stadium le sconfitte sono evento rarissimo: in campionato l’ultima fu con l’Udinese alla prima giornata dello scorso anno. Altri temp. Tirando le somme: la lupa nella tana del lupo. calcio

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Fonte: Repubblica

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