Tra giovani e campioni, è giorno di Juve-Milan

DOHA – Il tema è così chiaro da essere scontato: la Supercoppa del deserto è affare tra la bulimia della Juventus e la fame ormai nervosa del Milan, che non vince più niente da quando, nell’estate del 2011, Massimiliano Allegri tornò da Pechino con quello stesso trofeo che qui a Doha campeggiava a un metro di lui durante la conferenza stampa. Era un derby dell’altro mondo con l’Inter, nessuno immaginava (“Nemmeno io”, dice l’attuale allenatore della Juventus) che sarebbe stato il confine tra due epoche, che si stesse abbassando la saracinesca sul berlusconismo in concomitanza con l’avvio del ciclo più vincente, più egemone, nella storia del calcio. In questi cinque anni e mezzo, la Juve ha lasciato alla concorrenza appena tre Coppa Italia (tutte per colpa di Conte) e una Supercoppa Italiana (proprio qui a Doha). Oltre a lei, hanno vinto solamente il Napoli (tre titoli) e la Lazio (uno). Del Milan, ultimo campione d’Italia prima del quinquennio bianconero, si sono perse le tracce, e forse non solo le tracce, ma qui i rossoneri cercano lo snodo che incoraggi una svolta.

Non è lo stato la Coppa Italia, sei mesi fa, può esserlo questa partita che per la Juve vale soltanto a livello di accumulo (i giocatori della rosa hanno in bacheca un conto totale di 231 trofei, contro i 49 dei rossoneri) ma per il Milan no: per il Milan è un tabù da rompere, o casomai l’ultimo regalo da consegnare a Berlusconi, o il primo ai fantomatici cinesi. “Avremo sette giovani italiani in campo, è questo il nostro modo di essere”, dice Galliani, cercando di trovare uno svincolo dalla tirannia juventina. I bianconeri qualche inquietudine devono averla, se Allegri è arrivato a punzecchiare il rivale (“La storia del ritardo li ha deresponsabilizzati, caricando tutto il pronostico su di noi”) e a fare ai suoi innumerevoli richiami all’umiltà, come se questa trasferta nel tepore del golfo li avesse un poco rammolliti anche se Buffon, da buon capitano, ha già spazzato via l’ipotesi:  “A me stimola ancora di più sapere di essere aggredibile al minimo errore. Anche per questo non vogliamo mai mollare niente. Per quanto mi riguarda, non ho ancora dimenticato come andò nel 2014 con il Napoli: qui non si metabolizza bene perdere due volte di fila. E siccome io ho un buon feeling con la Supercoppa, l’ho persa una sola volta e mi brucia ancora”. 

Allegri giocherà con il 4-3-1-2, anche se Lichtsteiner non è al top. La novità è che il trequartista potrebbe essere Dybala, che l’allenatore ha messo in concorrenza con Pjanic: la sensazione è che l’argentino, un poco irritato per non essere ancora giocato da titolare dopo essere guarito dall’infortunio (e sono già passate tre partite), finirà però per partire di nuovo dalla panchina per lasciare al bosniaco la posizione dietro le punte, anche perché la Joya può tornare utile a partita in corso. E anche nella prospettiva dei supplementari, ha ricordato Allegri.  Montella, da parte sua, è pronto a rilanciare Bacca al centro del tridente dopo un mese. Bonaventura sfilerà all’ala sinistra cedendo a Bertolacci il suo posto a metà campo. Niang partirà ancora alla panchina.

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Fonte: Repubblica

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