Chi è Grenier? Pregi e difetti del Gourcuff 2.0

Clement Grenier, nuovo centrocampista della Roma (Getty)

Clement Grenier è il classico esempio di come una pacca sulla spalla può cambiare la tua visione delle cose. O della vita. Anzi, meglio: l’atteggiamento verso le sfide. Mentalità, approccio. Chiamatelo così. Perché quando hai 17 anni un consiglio serve sempre: Grenier, a quell’età, voleva smettere col calcio “per tornare dai suoi genitori”. Momento adolescenziale, ce l’abbiamo avuto tutti: “Ero stanco di quel mondo, volevo solo andarmene da Lione e riprendere gli studi”. L’intenzione c’era, altroché. Tuttavia, non aveva fatto i conti con quella piccola pacca sulla spalla. Una spinta. Bruno Genesio, oggi allenatore del Lione, lo prese da parte e gli disse che non avrebbe dovuto smettere, che buttar via quel talento “sarebbe stato un vero spreco”. Grenier continuò. Diventando, poi, uno dei giovani più cristallini del calcio francese. Anche sfortunati, soprattutto. Et voilà. Infortuni, stress, diverse annate no. Grenier ha bisogno di ripartire. Rinascere. E per farlo sceglie la Roma, un prestito con diritto di riscatto a 3.5 milioni. Alla ricerca di un’altra pacca sulla spalla per tornare a rispondere presente.

Enfant prodige, ma l’atteggiamento… – Ditelo, dai. “E’ la classica storia del predestinato”. In effetti è così: all’OL fin da bambino, aveva 11 anni quando venne preso. Bastarono un provino, un paio di dribbling e i biscotti di papà. Quelli portafortuna. Poi l’ascesa: a 17 anni firma il primo contratto da professionista, a 18 fa il suo esordio in Ligue 1 contro il Tolosa. A 21, invece, diventa capitano. Stellina. “Sì, ma l’atteggiamento…”. Grande cruccio, forse il vero ostacolo di sempre. Fallisce una giocata? Si incupisce. In una parola: discontinuo. “E irritante”. Tiritera già sentita. Perché i suoi atteggiamenti – per alcuni da “montato” – infastidisco compagni e allenatori. “Grenier? Un presuntuoso”. Poco da ridire: “Ad certo punto mi sono sentito un po’ al di sopra degli altri”. Tutto vero, tant’è che nel 2012, dopo una sconfitta col Nizza, Grenier subisce un’entrataccia da Chris in allenamento. Tutti zitti. Tutti sapevano il perché, come confermato dall’allenatore nei giorni successivi. Grenier capisce: “Atteggiamento sbagliato…”. E cambia subito registro. Tre anni alla grandissima con Remi Garde in panchina, 15 reti in 109 presenze. Trequartista classico, segna e fa segnare. Ma la sua qualità migliore è la visione: Grenier ha la testa alta, da piccolo lo paragonavano a Kakà ma i due sono diversi. Esplosivo l’ex Milan, uno che quando partiva difficilmente lo prendevi. Ragionatore l’ex OL, bravo a trovare spazi soprattutto quando non ci sono. Creativo e fantasioso, quel 7 lì. Nemesi completa di Yoann Gourcuff, un paragone totalizzante che merita un paragrafo a parte.

Grenier-Gourcuff, gemelli diversi – Nel calcio, esistono poche assonanze così nette. Partiamo dal fisico, basta guardarli: stessa altezza, stesso peso, pure stessi capelli. Ma al di là di questo, la loro storia procede in parallelo nonostante i 5 anni di differenza (’86 Yoann, ’91 Grenier). Entrambi enfant prodige da ragazzini, entrambi trequartisti dalle movenze simili, entrambi legati dalla parentesi a Lione. Un tutt’uno. Ora legati anche all’Italia e alla Serie A. Inoltre, l’idolo di Grenier era proprio Gourcuff: “Inizialmente guardavo solo lui, abbiamo uno stile identico”. Uno stile che li ha portati a concorre per il posto da titolare ai tempi dell’OL. Poi, però, gli infortuni. Un’infinità. Tasto dolente per entrambi: negli ultimi due anni, Grenier ha giocato soltanto 30 partite. Ha saltato quasi tutta la stagione 2014/15 per un problema all’inguine (pubalgia). Poi, la frattura del femore (out altri 115 giorni). Ha saltato anche i mondiali brasiliani per un problema fisico. Senza contare la botta allo stico di inizio stagione, altri 2 mesi fermo. Cosa stavamo dicendo? Ah, è simile a Gourcuff. Appunto. Anche per quanto riguarda la compagna di vita: la moglie di Grenier è una giornalista, quella di Yoann una conduttrice televisiva. Ma torniamo al pallone. Sofferenza, sì. Tanto tempo out, Grenier si è abbatuto. Incupito. Incapace di esprimersi, nonostante il buon umore sui suoi social: scherza spesso, gioca al golf, durante ogni sessione di recupero immortala i suoi scatti con le foto. Sempre col sorriso. Poco campo però. E via alla Roma di Spalletti, a cui spetta il compito di risollevarlo. Emerson, Dzeko. L’ha già fatto, resta da capire se con Grenier lo farà ancora.

Cosa può dare alla Roma – Partiamo da un concetto: Grenier non è più un trequartista dinamico, è abbastanza evidente. Non è più quello di tre anni fa (anzi, da quel punto di vista resta l’illusione di ciò che sarebbe stato). Colpa degli infortuni, quindi. Ha dovuto reinventarsi. Negli ultimi anni il suo raggio d’azione è “calato” a centrocampo, da playmaker. Ama giocare la palla come prima, certo, ma ora lo fa quasi da regista. Il suo è ruolo è semplice: mezz’ala con licenza di costruire, si inserisce poco ma negli ultimi metri garantisce visione e qualità. Gioca bene con entrambi i piedi. Inoltre, calcia anche le punizioni (diceva che avrebbe superato Juninho). In questa stagione ha giocato soltanto 77 minuti (29′ in campionato), gli serve continuità. Per ora c’è solo concorrenza: Nainggolan, Paredes, De Rossi, Strootman. Tanti, forti. Dovrà tenere botta. I suoi infortuni non si possono ignorare, certo. Ma neanche la sua qualità.

Fonte: SkySport

Commenti

Questo articolo è stato letto 405 volte