Sindelar, l’eroe fragile che sfidò il nazismo

Sindelar, l'eroe fragile che sfidò il nazismoIn quei primi giorni di aprile del ’38 il regime nazista ha varato l’Anschluss, ha annesso l’Austria alla Germania. Una violenza accettata, per certi aspetti incoraggiata, da quella parte del popolo austriaco che accoglie l’arrivo delle bandiere con la croci uncinate in maniera entusiasta. C’è però un’altra Vienna, quella carica di cultura, quella dei salotti dove all’inizio del secolo Gustav Klimt dipingeva il ritratto di Adele Bloch-Bauer. E’ questa la Vienna che piace a Mathias Sindelar: proviene da una famiglia di origine ebraica, lui a piegarsi all’Anschluss non ci pensa proprio. I nazisti non gli piacciono, e lui non piace di nazisti, che lo sopportano solo perché hanno capito l’importanza propagandistica dello sport. Sindelar infatti è uno dei più grandi calciatori del mondo. Il ct dell’Austria, Hugo Meisl, la mente di quel Wunderteam che insieme a ungheresi e cecoslovacchi edifica la leggenda danubiana, lo definisce il Mozart del calcio. L’alias che però lo dipinge alla perfezione è ‘der papierene’, carta velina. Grande giocatore con il fisico da eroe fragile, un soffio di vento capace di muoversi con leggiadria tra le trappole dei mediani killer dell’epoca. Carta velina non si fa strappare facilmente, con quella faccia scavata al limite della sofferenza e quelle gambe così esili che però in campo sembrano liberarsi in volo. Guida l’Austria al mondiale del 1934, non arriva alla finale di Roma anche perché incontra, nella semifinale con l’Italia, Luisito Monti, uno di quei mediani…

Potrebbe rifarsi ai mondiali del 1938. Già, ma con quale maglia. L’Austria non esiste più, e il regime nazista è convinto che la nazionale unita generata dall’annessione, alla fase finale in Francia sarà imbattibile. Prima però, resta una partita da giocare, il 3 aprile del 1938: la Germania affronterà l’Austria, che ormai sta per chiamarsi Ostmark, provincia orientale. Hugo Meisl ha lasciato da poco la vita terrena, Sindelar riveste il doppio ruolo di giocatore e ct. Sono tante le gare da consegnare alla storia: alcune cinematografiche, come quella dei prigionieri contro tedeschi in ‘Fuga per la vittoria’, altre tragiche, come quella giocata a Kiev da un gruppo di prigionieri che, pur sapendo di dover perdere per salvarsi la pelle, danno una lezione di calcio al nemico consegnandosi ad un destino crudele.

Quella del 3 aprile al Prater rientra tra le indimenticabili. Sindelar gioca la sua partita più bella: segna, quindi inscena una passerella beffarda sotto il palco delle autorità naziste. Karl Sesta raddoppia, il Wunderteam recita un meraviglioso passo d’addio e umilia la Germania. Masticano amaro i nazisti, sopportano perché sperano che Sindelar li aiuti a vincere i mondiali qualche mese dopo. Ma non va così. Perché il braccio non si alza mai quando c’è da rendere omaggio al Fuhrer, e quel ginocchio sempre fasciato stavolta è buona scusa per farsi da parte. Sindelar in Francia non ci va, e la Germania nazista, nonostante gli innesti del Wunderteam, esce al primo turno contro la Svizzera.

La situazione politica precipita, eppure carta velina è sempre più forte nelle proprie idee. Quando il presidente dell’Austria Vienna viene accantonato in quanto ebreo, si schiera apertamente dalla sua parte: ”Ci è stato proibito di salutarla, ma io vorrò sempre dirle buongiorno ogni volta che avrò la fortuna di incontrarla”. Carta velina è innamorato dell’amore, ama perdersi negli occhi di una bella ragazza italiana ed ebrea, Camilla Castagnola. Vivono insieme, muoiono insieme: esalazioni di una stufa a gas difettosa, recita uno sbrigativo rapporto della Gestapo. Ma non è facile crederci, e risuonano sinistre le parole dell’uomo della propaganda di Hitler, Joseph Gobbels, dopo lo sgarbo del Prater: ”I viennesi hanno in Sindelar un loro idolo. Vogliamo credere, anzi siamo sicuri, che sarà sempre degno di questa stima anche negli impegni futuri…”. Quegli stessi viennesi però non esitano a partecipare in massa al corteo funebre, in quella che forse è l’ultima manifestazione di dissenso prima di entrare nel tunnel del terrore. E’ il 23 gennaio del 1939, poco meno di un mese prima Sindelar ha giocato la sua ultima partita contro l’Hertha Berlino. Segnando.

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Protagonisti:
mathias sindelar

Fonte: Repubblica

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