(agf) TORINO – L’ultima settimana “lunga”, prima che il calendario raddoppi gli impegni della Juventus, porta al big match contro l’Inter delle sette meraviglie consecutive, uscita però ridimensionata dal ko interno in Coppa Italia contro la Lazio. I bianconeri vogliono fare un altro scherzo a Pioli, dopo avere sconfitto la sua Lazio nel 2014-15, interrompendo un filotto di otto vittorie consecutive. Ma è lunga come non mai anche la coperta dei bianconeri, passati nel breve giro di un mese dall’emergenza all’abbondanza. Per la sfida d’alta quota con l’Inter sono tutti disponibili tranne Lemina. Inevitabilmente qualche big vedrà la partita dalla panchina. Sarà il caso di un esponente della BBC, probabilmente Barzagli, ora che la linea difensiva è passata a quattro. Esclusione quasi certa anche per Dani Alves, insidiato nelle gerarchie interne da quel Lichtsteiner che oggi ha riconquistato un posto nella lista Champions. Tra i 24 bianconeri scelti da Allegri per l’assalto alla Champions League c’è anche il nuovo acquisto Rincon ma non figura più il nome brasiliano Hernanes, chiamato dal club bianconero a riconsiderare l’offerta arrivata dal San Paolo (il mercato brasiliano non ha ancora chiuso). A centrocampo, nel probabile caso di conferma del 4-2-3-1, tra Khedira, Pjanic e il recuperato Marchisio uno è di troppo: probabilmente il Principino, candidato a cominciare dalla panchina la sfida contro quell’Inter che lui ha punito spesso e volentieri (già 3 gol all’attivo). In caso di ritorno al 4-3-2-1, invece, a rischiare sarebbe una delle “cinque stelle lusso” dei bianconeri (Pjanic, Cuadrado, Mandzukic, Dybala e Higuain). I “sospetti” cadono soprattutto su Cuadrado, il meno abituato al full-time di questo ultimo periodo. Difficile invece rinunciare a Mandzukic, che prima del derby d’Italia riceverà il premio quale MVP (most valuable player) juventino di gennaio. “Mario ha un motore diverso dagli altri”, ha detto domenica scorsa Allegri a chi gli chiedeva notizie di un turnover praticamente scomparso.
GENNAIO SENZA BOTTI, LA STORIA SI RIPETE – Come previsto e come confermato da Beppe Marotta, la campagna invernale dei bianconeri si è chiusa senza grandi colpi, né tantomeno con quel triplo botto che generalmente chiude ogni spettacolo pirotecnico. Soltanto un colpetto di assestatemento a centrocampo (l’innesto di Rincon), la cessione di Evra all’OM, i prestiti dei giovani Macek e Kastanos a Bari e Pescara e alcune ottime operazioni per svecchiare la Juve che verrà (Caldara e Orsolini). A Torino si gioca sempre più d’anticipo sulla concorrenza, prenotando in inverno i giocatori da ritirare in estate. La Juve ha così confermato il trend degli ultimi anni e risparmiato in vista di un futuro che promette grandi manovre soprattutto in mediana: Tolisso è il primo obiettivo, ora che il Siviglia ha blindato N’Zonzi fino al 2020, ma attenzione anche ai sogni che si chiamano Verratti e Rakitic. E, tra i pali, occhio a Donnarumma, grazie al possibile gioco di sponda del suo agente Raiola, che oggi ha annunciato su Radio CRC la momentanea interruzione delle trasmissioni su Gigio: “Ho deciso di non parlarne più, i ragazzi come lui devono essere lasciati in pace”. Tornando alle ultime campagne invernali, l’anno scorso non venne fatta alcuna operazione in entrata né in uscita, benché la squadrà avesse girato a 39 punti, 2 in meno dell’allora capolista Napoli e 6 in meno di questa Juve fresca campionessa d’inverno. Andò meglio al giro di boa del campionato 2014-15, quando arrivarono De Ceglie e Matri in prestito e Sturaro a titolo defintivo. Nessun colpo nemmeno nel triennio-Conte: nel 2013-14 Marotta si limitò all’affitto di Osvaldo, nel 2012-13 ecco Anelka a costo zero e Peluso in prestito e nel 2011-12, in occasione del primo dei cinque tricolori consecutivi, fu la volta di Borriello e Caceres in prestito e Padoin a titolo definitivo per 5 milioni. Piccole operazioni, grandi trionfi: la Juve spera che la storia si ripeta e diventi leggenda.
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Fonte: Repubblica

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