Lazio, Inzaghi preoccupato: il suo tridente non brilla più

Lazio, Inzaghi preoccupato: il suo tridente non brilla piùCIro Immobile (agf) ROMA – Se la trascinerà dietro a lungo, la Lazio, la mancata vittoria nella partita contro il Milan maturata per il pari di Suso all’85’. Dal potenziale quarto posto solitario, la squadra di Simone Inzaghi si ritrova al sesto gradino, dietro Inter e Atalanta, capaci di migliorare la loro classifica e sfruttare gli appena 4 punti della Lazio nelle ultime 4 partite di campionato (peggio hanno fatto solo Genoa, Cagliari e Pescara). 

POCO CINISMO SOTTO PORTA – Una media è facile da calcolare (un punto ogni gara) e che farà ragionare molto il tecnico biancoceleste, dal momento che non rispecchia certamente quanto prodotto nell’ultimo periodo dai suoi ragazzi. Dalla meritata sconfitta con la Juventus chiusa senza nemmeno un tiro in porta dei propri attaccanti, infatti, la Lazio ha cambiato marcia dal punto di vista della mole di gioco creata, raccogliendo i frutti solo in una delle tre partite di campionato seguenti, l’unica in trasferta, quella con il Pescara in cui ha segnato 6 volte a fronte di 10 tiri in porta. Nelle partite con Chievo e Milan il numero di conclusioni nello specchio sono state pressoché identiche, 8 con i clivensi e 10 con i rossoneri, ma di reti ne è arrivata solo una (quella di Biglia), per giunta su calcio di rigore.

IL CALO DI CIRO IMMOBILE – C’è chiaramente qualcosa che non va a livello di concretezza e cinismo sotto porta, per una squadra che nel reparto offensivo dipende molto dalla vena realizzativa di Ciro Immobile, passato dalla media di un gol ogni 1,2 partite delle prime 11 giornate di campionato (quando segnò 9 reti), a quella di uno ogni 4,3 delle ultime 13 (3 reti in 12 presenze, una l’ha saltata per squalifica). Un calo evidente, che sta pesando moltissimo nella capacità della Lazio di sbloccare partite complicate o comunque capitalizzare al massimo quanto creato nel corso della gara. Se prima Immobile segnava una volta ogni 103 minuti, ora il suo ruolino di marcia è salito a una ogni 168. E gli altri attaccanti che completano il tridente biancoceleste non fanno certamente meglio: Keita, autore di 6 gol in campionato, va a segno ogni 190 minuti, Felipe Anderson addirittura ogni 930.

FELIPE E LA DOPPIA FASE – Fa un certo effetto vedere i numeri del brasiliano, che in questo campionato finora è riuscito a segnare solo in due occasioni. Eppure nelle ultime gare è stato sempre tra i migliori: ha servito assist a ripetizione, crossato a raffica (rispettivamente 9 e 17 volte nelle ultime tre giornate) e contro il Milan in particolare è stato anche il giocatore a tirare più volte in porta (5) insieme a Immobile. Le sue conclusioni sono sempre state però deboli e prevedibili, probabilmente anche per colpa del grandissimo lavoro in fase di copertura che gli viene richiesto da Simone Inzaghi. Non è infatti un caso che Anderson esca dalla partita di ieri con tre tackle (nessuno ne ha fatti di più), 2 interventi a liberare l’area di rigore, una palla intercettata e due falli. Dopo tutto questo lavoro in fase di ripiegamento, arrivare poco lucido sotto porta può diventare una logica conseguenza. 

CONCENTRAZIONE IN DIFESA – Se poi ci si aggiunge che, a fronte di questi preoccupanti numeri generali della Lazio in attacco, la squadra di Inzaghi ha subito gol in 15 delle ultime 17 partite (in assoluto la squadra biancoceleste è la peggiore sotto questo di vista tra le prime 8 del campionato, statistiche LazioPage), allora è lecito aspettarsi che la beffa sullo stile di Suso con il Milan o di Inglese con il Chievo sia sempre dietro l’angolo.

serie A

ss lazio
Protagonisti:
Simone Inzaghi

Fonte: Repubblica

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