Talenti e meteore: tutte le insidie del Porto

Esultanza ‘dab’ per André Silva, classe 1995 e primo pericolo per la Juventus di Max Allegri (Foto Getty)

“Anche la Roma era favorita contro di noi, eppure…”. Parola di Pinto da Costa, presidente del Porto fatale ai giallorossi nel playoff d’agosto per l’accesso alla Champions League. Sei mesi più tardi si rinnova il confronto italo-portoghese grazie alla Juventus, leader nel gruppo H approdata agli ottavi di finale da testa di serie. Tutt’altro che una passeggiata la doppia sfida contro i Dragões, gruppo dall’ottima tradizione internazionale negli ultimi 15 anni tra vittorie e sorprese: doppio trionfo con Mourinho in panchina in Champions ed Europa League, trofeo quest’ultimo bissato nel 2011 con un mostruoso Falcao (11 gol). Già, perché l’Estádio do Dragão è da tempo teatro di gioielli ceduti a peso d’oro: se i talent-scout scovano prospetti di qualità, il restyling e l’identità del Porto rappresentano un modello virtuoso e vincente.

L’ultimo talento – In realtà dall’ultima gioia in Europa nel 2011 targata Villas-Boas, la squadra di Oporto non è andata oltre i quarti di finale nelle due competizioni per club. Difficoltà che spiegano i sei allenatori transitati in altrettanti anni fino a Nuno Espirito Santo, ex vice di Vitor Baia tra i pali del Porto e oggi tecnico 43enne con trascorsi al Rio Ave e al Valencia. Un portiere dalla carriera discreta, certo, ma i suoi ragazzi segnano eccome: 45 gol in campionato dove inseguono il Benfica a -1, 13 totali in Champions dei quali 5 rifilati al Leicester di Ranieri che li ha preceduti al comando. Numeri che riflettono l’impatto in prima squadra di André Silva, 21 anni, 18 centri e 7 assist in stagione per l’attaccante cresciuto nel vivaio: fisico, mobile e glaciale sotto porta, doti ribadite in Nazionale accanto a CR7 con un bilancio eccezionale (4 reti in 5 presenze). Chissà che il Portogallo non abbia colmato la cronica assenza di un centravanti, d’altronde il profilo ricorda Gonzalo Higuain e l’identikit ha già scomodato l’élite del continente, Juve compresa.

Quante frecce – André Silva ma non solo sul taccuino di Marotta, del resto in estate il brasiliano Otávio era stato accostato ai bianconeri in sinergia con il Genoa. Affare sfumato o solo rimandato poiché l’esterno classe 1995 brilla per mezzi tecnici e passaggi decisivi (già 8 quest’anno). Votato al 4-4-2 tra reparti compatti e spinta sulle fasce, Nuno Espirito Santo non può prescindere dal messicano Jesus Corona, 24enne messicano letale in campo aperto. Il mercato di gennaio ha piuttosto concesso la ribalta al brasiliano Francisco Soares, punta da 4 gol in 3 partite scovato nel Vitoria Guimarães: lo chiamano Tiquinho (“briciola”) perché da ragazzino era minuto a causa della povertà in famiglia, ma oggi è un colosso (187 cm per 89 chili).Non servono presentazioni per Hector Herrera e Yacine Brahimi, future cessioni che riempiranno le casse del Porto, tuttavia nel cuore della mediana il ricambio è garantito: pochi dubbi sul muscolare André André, speranze a non finire per il 19enne Ruben Neves già indicato come patrimonio portoghese per classe e leadership. Difesa solida con i centrali Marcano e Felipe, coppia da 8 reti grazie alle incursioni da palla inattiva, terzini smaliziati a partire dall’uruguayano Maxi Pereira da 10 anni in Portogallo. Garanzie a non finire tra i pali complice la presenza dell’eterno Iker Casillas, atteso dall’ennesimo duello tra leggende con Gigi Buffon. Due portieri che hanno riscritto il ruolo nell’ultimo ventennio.

Meteore o abbagli? – Detto delle tante risorse a disposizione di Nuno Espirito Santo, la rosa del Porto registra alternative già avvistate alle nostre latitudini. Poco apprezzati in Serie A eppure aggregati tra le fila del club portoghese più titolato in chiave internazionale. Prendete il messicano Miguel Layún, 28 anni e un fugace passaggio all’Atalanta nel 2009: acquistato dal Veracruz per 625.000 euro, rispedito in patria dopo 33’ all’attivo e nessun rimpianto. Tuttavia in Nazionale e al do Dragão si è ritagliato prestazioni di qualità sulla sinistra. In pochi ricorderanno pure Danilo Pereira, campione d’Europa in estate “ammirato” a Parma nel 2012: 5 presenze e 89’ totali con gli emiliani per questo mediano tentacolare, gran fisico e polmoni d’acciaio come ribadito tra Maritimo e soprattutto Porto. È invece più recente il passaggio nel campionato italiano di Alex Telles, laterale mancino oggi intoccabile ma non esente da critiche nell’Inter targata 2015/16. Preteso da Mancini che l’aveva allenato al Galatasaray, il brasiliano classe 1992 convince al cross (8 assist in questa stagione) pur deludendo tatticamente: ciò nonostante il Porto investe 6,5 milioni di euro per acquistarlo. Ora i rumors giurano dell’interesse del ct Ventura disposto ad accoglierlo in Nazionale. Bidoni oppure errori di valutazione, chissà. Certo è che ad Oporto non sbagliano un colpo tra acquisti e cessioni. E sul campo Allegri dovrà guadagnarsi l’approdo ai quarti di finale.

Fonte: Sky

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