E Allegri minacciò: ”Bonucci in tribuna altrimenti vado via”

PORTO – Sono almeno tre giorni che ci raccontano che il caso Bonucci è superato, ma in realtà si è chiuso davvero solamente mercoledì verso le 22 (ora portoghese), quando il difensore della nazionale ha abbondato lo sgabello in tribuna sul quale lo avevano appollaiato, ha sceso i sei piani che separano la tribuna vip dagli spogliatoi del Dragao, è entrato in quello della Juventus e, di fronte all’allenatore e ai compagni eccitati per la vittoria appena conquistata, ha chiesto pubblicamente scusa per il violento litigio di venerdì scorso con Allegri. E tutti vissero felici e contenti. Man mano che il tempo passa, però, emergono nuovi elementi che raccontano come la Juve sia arrivata vicinissima a un punto di rottura e come il furibondo alterco tra l’allenatore e uno dei suoi giocatori più carismatici abbia rischiato di mandare all’aria un anno di lavoro e di cambiare per sempre i connotati della squadra dei cinque (quasi sei) scudetti di fila. Allegri, infatti, era pronto a presentare le dimissioni se la società non avesse sottoscritto, come poi ha fatto, la decisione di spedire Bonucci in tribuna in una partita delicata, fondamentale, come quella con il Porto. Le dimissioni le ha minacciate, in qualche modo: “Bisogna prendere un provvedimento esemplare. Se non siete d’accordo che mercoledì Bonucci vada in tribuna, sono pronto ad andarmene”, è il senso di quello che l’allenatore ha detto a Marotta e Nedved nella mattinata di sabato scorso, quando i due dirigenti, all’indomani degli insulti pubblici durante Juventus-Palermo, si erano recati a Vinovo per ricomporre il dissidio. Senza riuscirci, però. Bonucci è rimasto sulle sue posizioni. Allegri pure. Ma Allegri, in relazione a Bonucci, rappresenta l’autorità. È il suo capo diretto. E quell’autorità andava ribadita.

La società ha cercato di mediare, ha suggerito di cavarsela con una punizione più blanda (la solita multa) ma Allegri è stato irremovibile, arrivando a minacciare di prendere la porta se non fosse stato accontentato. A quel punto, Marotta ha capito che l’unica cosa da fare era dar retta al suo allenatore, che ha poi stravinto su tutti i fronti, fidandosi ciecamente di Barzagli e Chiellini nonostante fossero appena usciti dalla convalescenza ed espugnando il Dragao grazie ai gol dei panchinari, manco avesse una bacchetta magica nella tasca della giacca. Bonucci non l’ha presa benissimo, ma poi ha capito di dover andare a Canossa, anche se oggi, allo sbarco da Porto (la Juve è atterrata a Torino con cinque ore di ritardo sull’orario previsto a causa dei problemi del charter Alitalia) aveva un muso lunghissimo. Però le scuse le ha presentate, anche se continua a restare silenziosissimo sui social. È stata invece sua moglie Martina a incoraggiare tutti quanti a voltare pagina: “Dopo il punto, si va a capo” ha twittato, provando a dare una mano a rimuovere le scorie che rischiano altrimenti di incrostare gli ultimi cento giorni della stagione bianconero. Perché proprio ieri alla finale di Cardiff cento giorni mancavano. E Allegri è convinto di esserci. juventus

serie A
Protagonisti:
Leonardo Bonucci
massimiliano allegri

Fonte: Repubblica

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