Muntari, i retroscena della sentenza della Figc

E’ finita come tutti volevano. A cominciare dal presidente federale Tavecchio. Sulley Muntari potrà giocare la prossima partita del Pescara in casa contro il Crotone. La Corte Sportiva d’Appello ha accolto il ricorso fatto direttamente dal calciatore. Anche se qui ai due cartellini, uno mostrato e uno no, dell’arbitro Minelli, va aggiunto un altro giallo: perché non soltanto il Pescara non ne sapeva nulla, ma nemmeno l’entourage del calciatore ghanese era a conoscenza dell’iniziativa. A prenderla infatti sarebbe stata l’Associazione italiana Calciatori, convincendo Muntari a firmare all’insaputa un po’ di tutti il ricorso. Un ricorso ordinario. Altra stranezza. Perché normalmente i ricorsi ordinari non vengono discussi entro il weekend successivo alla squalifica: per quello serve il ricorso d’urgenza, che però non è ammissibile contro gli stop di una sola gara.

Ma la Corte d’Appello, fanno sapere dalla Federcalcio, era già riunita. E ha accolto il ricorso motivandolo con – recita il dispositivo – la particolare delicatezza del tema inerente i diritti personalissimi dell’uomo prima ancora che dell’atleta. Il tutto – si aggiunge – dopo aver sentito l’arbitro Minelli, il quale non ha potuto evidentemente escludere che l’uscita di Muntari dal terreno di gioco – ancorché non autorizzata – potesse essere dovuta a un difficile stato emotivo. La stessa onda emotiva che ha spinto la politica a muoversi nella direzione da tutti invocata, pur forzando – se non le regole – almeno la prassi. E pazienza se i vertici dell’Aia non l’hanno presa benissimo.
 

Fonte: SkySport

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