Roma, Di Francesco: “Nainggolan? Ce lo teniamo stretto e Salah poteva stare zitto”

ROMA – La lista della spesa è pronta, ora bisogna solo comprare. Ma senza fretta. Eusebio Di Francesco detta l’elenco dei prossimi obiettivi romanisti: “Un vice Dzeko, due esterni offensivi, un terzino sinistro e un difensore centrale. Con il direttore cerchiamo di formare un gruppo con 22 titolari”. Niente nomi, ma sono questi i profili a cui sta lavorando il ds Monchi: anche dal ritiro di Pinzolo dove è tornato a difendere i pali della porta come quando giocava, durante un’amichevole tra staff tecnico e giornalisti. “Più che la quantità degli acquisti – ricorda comunque il tecnico – conta la qualità. Io voglio questo, non bisogna essere frettolosi, stiamo facendo acquisti mirati e tantissime valutazioni per essere competitivi. Gonalons e De Rossi si giocheranno il posto, cerchiamo di mettere più competitività in ogni ruolo”. La lista parte ovviamente dalla conferma dei grandi rimasti, dopo le cessioni di Salah, Paredes e Rudiger. A partire da Nainggolan, che pure aveva scherzato via social con Strootman su altre possibili partenze: “E’ forte e ce lo vogliamo tenere stretto – giura l’allenatore della Roma – sono molto sereno, lo aspetto per la tournée Usa. Ha qualità veramente importanti, sa interdire e fare gol, qualità che una mezzala deve avere”. Il tecnico ex Sassuolo ha poi bacchettato Salah, il quale “poteva evitare di fare quel commento”. Il riferimento è al messaggio scritto sui social dall’egiziano che, sotto all’addio di Rudiger twittato da Strootman, in cui l’olandese si augurava che le partenze da Roma fossero terminate ha commentato “ora tocca a Radja…”. “E’ voluto andare in Premier, poteva stare zitto” ha  sentenziato Di Francesco.

“IL GAP CON LA JUVE? NON BISOGNA AVER FRETTA” – Se gli obiettivi di mercato sono ancora misteriosi – Nastasic in pole per sostituire Rudiger, il terzino greco dell’Augsburg, Stayfilidis, per la fascia sinistra e Defrel per l’attacco – quasi scontato il traguardo che si pone l’allenatore: “Cercare di vincere il più possibile. Somatizzare al meglio le sconfitte, che a Roma spesso non succede. Vincere è una parola che mi piace e vorrei sentirla dire spesso. Pallotta mi ha chiesto entusiasmo e di essere competitivi, cercando di dare fastidio alla Juve e cercare di migliorarsi nelle altre competizioni. Dopo il campionato straordinario dell’anno scorso si cercherà di fare qualcosa di più”. Certo fare meglio di un anno fa sarà complicato. Per questo sembra quasi innervosirsi Di Francesco quando gli chiedono se si sia ridotto il gap con la Juventus: “Spesso si è troppo frettolosi in quello che si fa, io credo si debbano mettere all’interno della squadra i giocatori che servono. Poi ne parleremo. Le altre? Il Napoli ha un’identità e sa ciò che vuole, a me servirà un po’ più tempo. Abbiamo cambiato più di loro ma non è detto che sia uno svantaggio. Il Milan? Ha fatto acquisti importanti, ma più che la quantità conta la qualità. Cercheranno di rientrare in Champions, anche l’Inter sta costruendo e ha un ottimo allenatore. Credo che queste squadre si siano rinforzate, non solo dal punto di vista tecnico ma sono anche società più solide rispetto a prima”.

TOTTI TRA TOKYO E TRIGORIA: “E’ GRANDE PER POTER SCEGLIERE” – Anche la Roma ha ristrutturato molto nell’ultimo anno: prima l’ad Gandini, poi il ds Monchi, infine Di Francesco in panchina. E presto magari anche Totti, un fantasma acclamato dal pubblico tra le Dolomiti ma ancora felicemente in vacanza. Il presidente della squadra giapponese dei Tokyo Verdy annuncia che “Siamo in trattativa con Francesco e se non farà il dirigente della Roma verrà a giocare da noi”. E anche l’allenatore giallorosso certezze non ne offre: “Totti? Deve decidere lui. E’ abbastanza grande per scegliere. Monchi gli ha fatto capire che può fare quello che vuole qui, tranne l’allenatore perché ci sono già io. Potrà dare una grande mano e sarà un valore aggiunto. Conosce i giocatori, può essere solo d’aiuto”. La sua maglia numero dieci intanto resterà libera: ha rinunciato pure Perotti, che pure l’idea d’indossarla l’aveva accarezzata: “E’ un numero che mi piace da sempre, ci hanno giocato i miei preferiti, ma quella maglia sarà sempre di Totti e non la chiederei mai, sarebbe una mancanza di rispetto”.

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Fonte: Repubblica

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