Da CR7 all’aereo con Dinho: Verdi, oro di Bologna

Lui, il Milan, CR7, Sarri e Ronaldinho sull’aereo: “Siediti vicino a me…”. Nel mondo dell’attaccante rossoblù, protagonista con Donadoni. E pensare che l’ex Parma stravedeva per lui già dai tempi degli Allievi rossoneri…

Da bambino aveva un solo idolo, indossava la 7 e faceva l’esterno. Già un talento: “Sheva!”. Occhi lucidi: “L’ho visto da vicino il giorno in cui esibì il Pallone d’Oro, a San Siro. Era davanti a me”. Brividi: “Potevo rubarglielo!”. Ricordi di un Verdi che fu, uno a cui “piace stare gli amici e uscire poco”. Tranquillo, riservato, talentuoso: “Verdi? Ah sì, quello che segna… solo gol belli!”. Gli dicevano così da ragazzino, quando non passava mai la palla: “Simo, se fai così ci tocca giocare con 2 palloni. Si gioca in 11!�™. �˜E lui: “Mister io la passo ma gli altri poi la perdono…”. Unico. Il Milan, però, l’ha lasciato andare e non ci ha mai creduto per davvero: “Andar via mi ha sbloccato…”. Merito dell’Empoli di Sarri: “Mi ha insegnato tanto, è il mio maestro”. I due non si sentono più: “Quando abbiamo giocato contro non ci siamo incrociati…”. Ma a vederlo lì, in scivolata, sul prato del Dall’Ara dopo un gol all’Inter che fa tremare Handanovic, forse sarà stato contento pure lui. “L’orso” Sarri che l’ha lanciato ad Empoli. Sinonimo di rinascita.

“Ronaldo? Ma quanto è grosso!?”

La storia di Verdi non è tutta rose e fiori, anzi. Difficoltà e salite, sorrisi e discese. Qualche stop. Dopo un paio di anni ad Empoli sceglie la Spagna ma gioca poco: “All’Eibar non andò benissimo, ma mi è servita per crescere”. Lontano dalla famiglia, dagli amici. Almeno, però, vede CR7 da vicino. Proprio come Sheva quando aveva 10 anni. Pensieri diversi: “Ma quanto è grosso?!”. Tanto: “E’ stata la prima cosa che mi è venuta in mente – raccontò – era impressionate”. Vabbè, è CR7. Poche presenze però, poche chance. E a gennaio torna in Italia scegliendo il Carpi: 3 gol. Bel feeling con Pasciuti: “Mi ha sempre detto di non mollare mai, che i frutti prima o poi sareb­bero arrivati. Mi allenavo, stavo bene e non giocavo. Lo ringrazio an­cora oggi, aveva ragione”. Infine, la scommessa Bologna e il sogno Nazionale: “Chissà, magari ci arrivo”. Se segna così…

E Ronaldinho stravedeva per lui…

Colpisce un aneddoto, una curiosità. Metti un ragazzino della primavera che parte con la squadra e finisce in panchina, tra i grandi, in mezzo ai campioni di una vita. Poi una chiamata: “Simone, vieni qui! Siediti vicino a me”. Col sorriso, i dentoni e un italiano un po’ stentato. Ricordi indelebili per Verdi. Perché quel campione lì si chiamava Ronaldinho e lo stimava molto: “Al ritorno dalla partita di Champions di Madrid lo volle vicino sull�™aereo!”. Livello emozioni: oltre. Tuttavia, anche Donadoni lo vedeva bene, tant’è che l’ha portato a Bologna rendendolo protagonista: 6 gol lo scorso anno nonostante lo stop di 85 giorni, un siluro contro l’Inter. Starring di una storia tutta sua, particolare, piena di sacrifici. Sognando Shevchenko.

Fonte: SkySport

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