Italia, quali sono i pericoli della Svezia

«Una squadra estremamente organizzata, che sa esattamente cosa fare e come farlo». La sintesi trovata dal CT Gian Piero Ventura mette a fuoco le criticità che è lecito aspettarsi dalle partite contro la Svezia, l’avversario che separa l’Italia dai Mondiali dell’anno prossimo. Non è comune che quelle parole vengano utilizzate per descrivere una Nazionale, ma la Svezia ha un’identità tattica forte e un undici titolare riconoscibile, caratteristiche solitamente associate alle squadre di club. Riprendendo il concetto di Ventura, Gianluigi Buffon ha detto di temere «la loro metodicità. Fanno sempre le stesse cose, ma le fanno bene».

È passato circa un anno e mezzo dallo scontro diretto nel girone degli Europei, vinto 1-0 dall’Italia con un gol nel finale di Éder. La Svezia ha perso Zlatan Ibrahimovic, ma non si è davvero rinnovata: a riempire il vuoto ci hanno pensato Ola Toivonen e Marcus Berg, attaccanti esperti (hanno entrambi 31 anni) che hanno approfittato dell’addio di Ibra per allargare la loro influenza nel gioco della Svezia. Berg è stato il capocannoniere del suo girone di qualificazione con 8 gol (meglio di Griezmann, Robben e Giroud), Toivonen si è invece preoccupato di fare da tramite verso la trequarti avversaria, soprattutto come riferimento dei lanci dalla difesa (è alto un metro e novanta).

Dalla fine degli Europei dell’anno scorso in panchina siede Jan Andersson, allenatore per cinque anni dell’IFK Norrköping, club con un passato glorioso (ci hanno giocato anche Nordahl e Liedholm) ma fortemente ridimensionato dalla metà degli anni Sessanta in poi, portato a sorpresa alla vittoria del campionato svedese nel 2015. Andersson ha reso ancora più diretto il gioco della Svezia, le azioni manovrate si sono fatte più rare e i lanci lunghi dalla difesa all’attacco, avendo come principale riferimento Toivonen appunto, sono lo strumento più utilizzato per guadagnare metri in fase di possesso.

Il nuovo CT ha mantenuto il 4-4-2 ereditato da Erik Hamrén, interpretandolo in maniera ancora più semplice e funzionale a esaltare i pochi punti di forza della squadra. La strategia ha pagato: la Svezia si è giocata la qualificazione diretta con la Francia, è arrivata seconda eliminando l’Olanda, e ha chiuso col miglior attacco del girone, 26 gol in 10 partite, senza segnare soltanto nell’ultima gara contro gli olandesi, ininfluente o quasi per la classifica (avrebbe dovuto perdere infatti con sette gol di scarto).

Gli svedesi sanno insomma come tirare fuori il massimo dalle poche idee che portano in campo e non è difficile, quindi, prevedere su quali aspetti punteranno per ribaltare i pronostici contro l’Italia.

1. La fisicità

Nelle ultime due formazioni, identiche, schierate da Andersson contro Lussemburgo e Olanda solo due giocatori non superavano il metro e ottanta: Sebastian Larsson ed Emil Forsberg, che concentrano tutta o quasi la creatività a disposizione del CT svedese. Larsson, ormai 32enne, gioca nell’Hull City in Championship, ha trascorso praticamente tutta la carriera in Inghilterra ed è riconosciuto come uno specialista dei calci piazzati. Forsberg sarebbe la stella della sua Nazionale, ma viene penalizzato dallo stile diretto e poco manovrato imposto da Andersson. Gioca da esterno sinistro, ma in fase di possesso entra sempre dentro il campo provando a raccordare i reparti le poche volte in cui la Svezia tiene il pallone a terra. L’obiettivo in realtà è di avvicinarlo agli attaccanti, i veri riferimenti di chi imposta l’azione, e dargli così il modo di raccogliere le loro sponde.

Fonte: Sky

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