A dodici anni la prima da arbitro: “Cornuto? Io non ho fidanzata, chi ha strillato forse sì…”

BOLOGNA – Chiamatemi Bellini, signor Bellini di Formigine. Una città da record, quella del modenese, che dopo aver sfornato la torta più grande d’Europa ha dato al libro dei primati un altro capitolo: Damiano Bellini a 12 anni da ieri è diventato ufficialmente il più giovane arbitro italiano. Di sempre, giurano dal Csi. Pochi giorni dopo aver passato l’esame e ricevuto il patentino, nella sua Formigine ha diretto la gara del campionato provinciale pulcini tra la squadra locale e il Pavullo, diventando un fischietto a tutti gli effetti.

C’è l’emozione per amici che urlano il suo nome a bordocampo, perché per una volta la star non è il bomber ma l’arbitro, e per cronisti e fotografi che lo circondano e a cui lui presta il fianco con la disinvoltura di chi sembra esserci già passato. Ma a Damiano sarà parsa quasi una formalità dirigere calciatori più giovani di lui. Perché le ossa se l’è formate al campo della parrocchia, dove giocavano i profughi accolti dalla comunità del modenese. Senza regole, tra fallacci e recriminazioni. A Damiano è venuto naturale pensare di dover mettere un po’ d’ordine. Perché il suo idolo calcistico non è Messi ma il fischietto Marco Di Bello, e se glielo chiedi dubbi non ne ha: “Da grande voglio fare l’arbitro. Subito pensavo di fare il portiere, poi ho conosciuto quei ragazzi e ho capito di voler insegnar loro le regole – racconta lui -. Ho chiesto di lasciarmi arbitrarli, li ho convinti e mi hanno accettato”. E di alcuni di loro è diventato amico. Mica facile, farsi amici, per un arbitro. Così come diventare un fischietto non è un capriccio. “Ho studiato un manuale da 500 pagine col regolamento, poi la sera dopo scuola andavo al corso Csi per preparare l’esame”. Per avere il patentino è servita una deroga al regolamento, che lo permetterebbe solo agli over 16. Ne valeva la pena, per uno determinato come Damiano. “So che è un po’ particolare per la sua età, ma vivere con lui è bello, mi ha fatto conoscere persone e un mondo nuovo, mi ha insegnato tanto”, spiega mamma Anna. A bordocampo con papà Stefano e uno stuolo di curiosi per una festa tutta sua.

Tutto liscio, in campo, nessun caso da Var e nessun epiteto da bar contro l’arbitro. Scontato, vista l’età? Mica tanto, in una delle precedenti uscite non ufficiali dirigendo ragazzi di dieci anni più grandi di lui, il signor Bellini s’è sentito riferire il più antico degli insulti. “Gli ho detto che io una fidanzata non la ho, lui probabilmente sì, e quindi era più facile che il cornuto fosse lui”. Touché.

fonte: Repubblica.it

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