Roma-Lazio, un derby tra due idee di calcio

Erano anni che la rivalità cittadina tra Roma e Lazio non si rispecchiava in maniera così profonda e radicata nello stile dei due rispettivi allenatori: entrambi giocatori simbolo delle due rispettive squadre, Di Francesco e Inzaghi oltre che dai colori sono divisi soprattutto dal loro modo, quasi agli antipodi, di concepire il calcio. Il primo costruisce le sue squadre sulla convinzione che un’identità di gioco netta e definita esalti le qualità di tutti i giocatori, e che solo la meticolosa applicazione in partita dei concetti studiati in allenamento possa portare al risultato finale. Il secondo ha idee più fluide, costruisce lo stile e la strategia della sua squadra a partire dal talento individuale dei giocatori a disposizione, apportando piccoli aggiustamenti in relazione agli avversari, di volta in volta.

Di riflesso, anche Roma e Lazio sono due squadre molto diverse, quasi all’opposto di quello che lo spettro calcistico contemporaneo può offrire. La squadra di Di Francesco ha un gioco molto chiaro: il modulo è sempre lo stesso, il 4-3-3 (con alcuni rari momenti in cui scivola in un 4-2-3-1), il pressing è sempre alto (a cui rinuncia solo a partita in corso) e la linea di difesa a ridosso di quella di centrocampo. Un gioco che si sviluppa con verticalizzazioni immediate dopo il recupero del pallone e l’attacco dei corridoi laterali, dove la Roma sfrutta la formazione dei triangoli tra terzino, mezzala e ala, con automatismi che Di Francesco sta piano piano facendo assorbire ai suoi giocatori.

Il gioco della squadra di Inzaghi, invece, è molto meno leggibile: il modulo cambia a seconda degli uomini a disposizione (quest’anno la Lazio ha alternato il 3-4-2-1 al 3-4-1-2, ma l’anno scorso ha giocato spesso anche col 4-3-3), il gioco corto posizionale viene alternato a quello lungo in transizione e il pressing alto viene usato solo in alcuni momenti di partita, soprattutto quando l’avversario è in difficoltà nella gestione del possesso basso o sulle rimesse dal fondo. La Lazio sa anche difendersi con un baricentro basso, scendendo fin dentro la propria area, per giocare poi sulle progressioni di Immobile in spazi aperti o sull’invincibilità nei duelli aerei di Milinkovic-Savic.

Quindi, questo derby ha un interesse tattico che si aggiunge alla rivalità sempre molto accesa, o agli interessi di classifica che quest’anno vede entrambe le romane a ridosso delle prime posizioni. Roma-Lazio è uno scontro diretto tra due squadre che puntano ad entrare in Champions League, ma sarà anche la partita tra due squadre che sembrano fatte l’una per l’altra: i pregi e i difetti dell’una sembrano fatti apposta per agevolare i punti di forza e di debolezza dell’altra.

Le speranze della Roma

Contro il Chelsea, la Roma ha dimostrato di saper mettere in grande difficoltà una squadra che costruisce il gioco in maniera lenta e ragionata dal basso, con un pentagono di impostazione (i tre centrali difensivi, più i due mediani). In quella partita, la squadra di Di Francesco era riuscita a isolare il blocco basso dal resto della squadra, costringendo un portiere non abilissimo coi piedi, come Curtois, a prendere scelte difficili. Con la Lazio, che abbassa spesso Luis Alberto accanto a Leiva per facilitare la prima costruzione, potrebbe accadere lo stesso, considerando che né Bastos né Radu sono abilissimi a gestire il possesso sotto pressione.

Fonte: SkySport

Commenti

Questo articolo è stato letto 680 volte