Pereyra, dalla leucemia al San Lorenzo

Il pallone sempre presente, anche in ospedale

Cinque anni vissuti come dentro un film: inizio drammatico, poi il lieto fine. Durante gli allenamenti con la classe ’99 del San Lorenzo i primi sintomi: perdita di forza ed energia, di appetito. I primi esami che non spiegano, quelli più approfonditi che lo gelano come durante una doccia fredda: leucemia. Ma la voglia di arrendersi non c’è mai stata, dice Pereyra a La Naciòn. Nemmeno quando si è ritrovato catapultato dai campi di calcio che frequentava ogni giorno alla sala dell’ospedale, per la chemioterapia: due volte a settimana, dalle tre alle cinque ore: Elías tornava a casa sfinito, con il pensiero rivolto anche ai bimbi più piccoli di lui che aveva incontrato al centro medico, affetti dalla stessa patologia. Gli mancava ciò che amava di più: giocare a calcio. Lo faceva anche in ospedale, con un ragazzo della sua età anche lui malato. Non poteva correre o stancarsi, ma la palla… a quella non riusciva a rinunciare. Per fortuna, la malattia è stata tenuta sempre sotto controllo ed è stata sconfitta: sono stati anni in cui anche il San Lorenzo non lo ha mai abbandonato. Il club argentino ha organizzato un’asta per raccogliere fondi e i giocatori della prima squadra gli hanno fatto visita per dargli il loro appoggio. Una delle leggende del San Lorenzo, Leandro Romagnoli, è andato personalmente a trovarlo in ospedale regalandogli la sua maglia: “E’ appesa a casa adesso, non me la tocca nessuno”, dice Elías.

Fonte: Sky

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