
Quest’azione non vale solo come esempio di controllo orientato nello spazio, ma è iconica delle mille sfumature del talento di Guedes. Scomponendo in più frammenti la corsa verso il gol, dal momento in cui si muove alle spalle di Corchia a quello in cui la palla finisce sotto l’incrocio, è possibile apprezzare tutti i dettagli che lo rendono speciale.
Innanzitutto l’intelligenza spaziale: Guedes riesce sempre a capire dove posizionarsi per essere utile alla costruzione della manovra, offrendo una linea di passaggio oppure attaccando lo spazio dietro la linea difensiva avversaria. La capacità di occupare la giusta porzione di campo è un talento naturale, invisibile ma prezioso, che Guedes ha nel suo corredo genetico, come faceva notare Jorge Jesus già due anni fa: «Gonçalo Guedes è due anni avanti rispetto ai ragazzi della sua età. Non si può valutare un giocatore solo per quello che fa con la palla al piede. Serve capire la sua capacità di comprendere il gioco da un punto di vista tattico e psicologico».
Nell’azione sopra, quando parte il passaggio in direzione di Rodrigo nota il movimento incontro dell’attaccante che attira la marcatura di Mercado. Appena l’argentino si muove in avanti e prima che la punta abbia ricevuto, Guedes già si sta muovendo alle spalle di Corchia, intuendo di poter ricevere nello spazio liberato dalla salita di Mercado.
Coordinarsi coi movimenti degli attaccanti e magari anche scambiarsi la posizione diventa fondamentale in un sistema che altrimenti diventerebbe troppo rigido e prevedibile per gli avversari. Quando Guedes si muove in orizzontale per offrire una soluzione di passaggio, la sua libertà lo porta anche ad occupare la fascia opposta, dove crea superiorità numerica associandosi con Soler e liberando spazio per le sovrapposizioni di Gaya sul lato opposto. Molti dei suoi controlli orientati verso il centro del campo nascono proprio quando nota delle smagliature tra centrocampo e difesa che lo invitano ad occupare dinamicamente il mezzo spazio di sinistra.
Quando poi può allungarsi in campo aperto diventa difficile da fermare. Il suo stile di corsa somiglia a quello di una bici con marce alte in pianura, la cui frequenza di pedalata cresce di pari passo coi metri percorsi: più si allungano le distanze più assorbe velocità. Contro il Barcellona, giocando per altro con un dito del piede rotto che lo ha tenuto fuori per le due partite successive, ha raggiunto addirittura i 32 km/h. Sarebbe sbagliato però confonderlo con un’ala in grado solo di giocare in progressione su un binario verticale. L’efficacia di Guedes anzi nasce proprio dalla capacità opposta.
Anche ad alte velocità ha un controllo del corpo e del pallone che gli permette di cambiare ritmo a seconda delle esigenze, riuscendo a rallentare e a riacquistare frequenza di passo in un batter d’occhio. Si tratta di una caratteristica essenziale, specie quando durante una corsa palla al piede ci si ritrova all’improvviso degli avversari davanti e diventa importante valutare l’opzione migliore senza andare avanti in automatico, rischiando di imbottigliarsi. Guedes gioca sempre con grande attenzione, per individuare lo spiraglio giusto per il dribbling o per appoggiarsi ai compagni.
Si tratta comunque di un giocatore essenzialmente verticale, e il suo gioco richiede un grande dispendio energetico. Nonostante questo, riesce a rimanere efficace fino ai minuti finali delle partite, quando gli avversari vanno in riserva e può prendere dei vantaggi con più facilità: su otto partite da titolare è stato sostituito solo in due occasioni.
Ciò che spicca ancora di più nell’azione del gol al Siviglia è pero la sua abilità nel leggere in anticipo le intenzioni degli avversari, riuscendo ad agire di conseguenza ed evitando prima la scivolata di Kjaer e poi il rientro di Guido Pizarro.
La facilità con cui supera entrambi gli avversari è indicativa del suo talento nel dribbling ma, più di tutto, spiega come Guedes intenda usarlo. I princìpi di gioco di Marcelino accentuano la sua vocazione alla verticalità. Evitare l’avversario diventa fondamentale per Guedes per non rompere quel filo teso tra il suo gioco e la porta avversaria. Nel duello con i difensori non è mai lui ad agire per primo: Guedes prova sempre a leggere e ad aspettare la mossa dell’avversario. Per il difensore avversario è molto pericoloso scommettere su un intervento in anticipo, sia quando Guedes riesce a condurre fronte alla porta, sia quando rientra palla al piede verso il centro del campo.
Il portoghese non è un dribblomane incallito, salta l’uomo solo quando è necessario. Lo dimostrano le statistiche: in Liga, tra i giocatori con almeno dieci presenze, è appena ventunesimo per dribbling tentati (3.8) mentre occupa solo il dodicesimo posto per media di dribbling riusciti ogni 90 minuti (2.7). La percentuale di successo però è altissima: il portoghese ha il 75 % dei duelli vinti, un dato migliore di giocatori come Messi e Carrasco, indicativo del suo approccio pragmatico al dribbling.
Guedes lascia sempre all’avversario la prima mossa, avendo la capacità di reagire in una frazione di secondo, e di mandare sé stesso e il pallone nella direzione opposta a quella del difensore. È aiutato in questo senso da una buona confidenza col piede debole, che gli consente di sfidare i difensori su due direzioni, cosa che lo rende particolarmente efficace anche negli isolamenti in fascia.
La sensibilità del piede destro
La conclusione dell’azione contro il Siviglia non è banale: dopo aver saltato Kjaer, per evitare il ritorno di Pizarro è costretto a rientrare ulteriormente, spostando all’indietro l’angolo del pallone rispetto al proprio corpo. A quel punto potrebbe effettuare un ulteriore tocco per avere una prospettiva di tiro più aperta, ma perdere altri secondi significherebbe favorire l’intervento di Corchia pochi metri davanti a lui. Per questo non esita e decide di calciare di collo interno, imprimendo al pallone una traiettoria secca impossibile da parare per Sergio Rico e che termina sotto l’incrocio del palo lontano.
Quello contro gli uomini di Berizzo non è l’unico gol di questa stagione in cui Guedes disegna una traiettoria praticamente imparabile per il portiere col collo del piede. Anche contro l’altra squadra di Siviglia, il Betis, aveva dato prova delle proprie capacità balistiche: raccoglie un pallone intorno ai 25 metri, lo sposta verso il centro per evitare l’intervento di Guardado e calcia di collo interno a rientrare sotto l’incrocio, stavolta del primo palo.
Anche quando si tratta di calciare l’uso del corpo fa la differenza. La precisione dei suoi tiri infatti non è solo frutto di un piede destro straordinario, ma anche della buona postura che riesce a mantenere in queste occasioni: «Il tiro col corpo in avanti rispetto al pallone è qualcosa di istintivo, mi viene naturale colpire la palla in questo modo: non è un fondamentale che alleno di proposito». Il tiro, così come il dribbling, non è un’arma di cui abusa: ne effettua appena 2.1 ogni 90 minuti, centrando la porta nel 54% delle occasioni.
Fonte: Sky
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