Fantasia e flessibilità: storia del 18 nel calcio

Spesso un ripiego, una sorta di 9bis o 10 di scorta. Anche se poi chi l’ha indossato è riuscito a renderlo iconico, riconoscibilissimo, ognuno a modo suo. Ecco cos’è stato il 18 nel calcio. Fu una seconda scelta per Batistuta alla Roma e Zamorano all’Inter, che puntavano al 9; per Baggio e Cassano, fantasia e piedi da 10; per Ibrahimovic, perfetto mix di 9 e 10.

Il 18 dei 9

Il 18 più famoso del calcio è in realtà un 1+8, inventato da Zamorano orfano del suo 9. La vicenda è nota: Ronaldo arriva all’Inter nell’estate 1997 e reclama la maglia da centravanti, ma l’orgoglioso cileno non cede, nonostante il brasiliano sia già un marchio, R9, che sposta svariati miliardi di lire. Niente da fare, Ronnie prende la 10 e discorso rimandato all’estate seguente, quando il Fenomeno va a piangere da papà Moratti, supportato dallo sponsor tecnico che spinge per restituire coerenza al suo marchio ambulante. La soluzione è semplice quanto geniale e fa felici tutti: un piccolo “+” artigianale, creato con due pezzetti di nastro adesivo e posto tra le due cifre del 18, a creare un’addizione che significa “1+8= sono anch’io un 9”. Diventerà il simbolo di Zamorano, capace di identificarlo molto più di quanto non facesse l’anonimo 9. Un passo oltre la maglia personalizzata con nome e numero: nella storia solo Cruijff, togliendo alla sua maglia dell’Olanda una delle tre striscioline simbolo dello sponsor tecnico con cui era in polemica, aveva ottenuto un effetto di ultra-personalizzazione simile.

Fonte: SkySport

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