Grinta e cuore, il viaggio nei 40 anni di Gattuso

Dal campo alla panchina

Il presente si chiama Milan, esattamente come il passato. Dette di quelle lacrime nella sua ultima partita contro il Novara, ci sono anche le sue ultime stagioni, prima del passaggio dal campo alla panchina. Da giocatore è sempre stato un duro Gattuso, e non ha mai mollato. Certo, quasi nemmeno di fronte agli infortuni, rarissimi nella sua carriera. Nel 2008 il primo realmente serio, quando a dicembre contro il Catania salta il ginocchio: è il legamento crociato, il Ko dopo appena quattro minuti del primo tempo, già, ma lui finisce comunque tutta la partita. Senza sentire nulla. Nel 2011 l’infortunio più lungo, all’occhio, miastenia oculare, una lesione del nervo che gli fa giocare solo sei partite in Serie A, nella sua ultima stagione rossonera. È proprio durante quel lungo stop che medita alla carriera in panchina – come detto recentemente all’Ansa. Il passato recente è poi quello del Sion, da giocatore ad allenatore. Poi le esperienze traumatiche con Ofi Creta e Pisa, tra stipendi non pagati, crisi societarie e sfoghi in conferenza stampa. Dunque la primavera del Milan e la prima panchina, la stessa che fu dell’amico Ancelotti, conquistata a inizio dicembre con quel clamoroso 2-2 a Benevento. La storia da allenatore è ancora tutta da scrivere, il derby di Coppa Italia la prima vera gioia. Il Milan di quest’anno ha scelto di ripartire da un uomo come lui. Se ne era parlato tante volte negli ultimi anni, della mancanza della mentalità adeguata in uno spogliatoio ormai orfano di senatori. Sotto questo aspetto la scelta Gattuso è indiscutibile, sicuramente di più dal punto di vista tecnico e di esperienza. La sua proverbiale grinta non rivivrà forse in nessuno nella rosa rossonera attuale, ma sicuramente rivive sulla panchina. “Sogno di restare al Milan – sono le sue parole più recenti, quelle all’Ansa – qui mi sento a casa mia e sento ancora più responsabilità nei confronti del club rispetto a quando giocavo. Ma non voglio essere un peso, anzi, sono l’ultimo problema”. Con grande umiltà e grande grinta: “Un regalo per i 40 anni? Vorrei essere meno focoso, meno incazzoso, più calmo: sembra che mi diverta ma faccio fatica. Mia moglie dice che sono un pazzo da rinchiudere”. Già, da pazzi, esattamente come iniziare con uno scatto di oltre centro metri il riscaldamento, quando tutti gli altri entrano in campo corricchiando. Ma lui è Gennaro Gattuso, e – se ne avesse la possibilità – quella corsa sulle note dei Queen la farebbe anche oggi. Sempre di scatto, sempre a denti stretti. Mettendoci l’anima più di chiunque altro. In campo come in panchina.

Fonte: SkySport

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