Come va l’apprendistato bianconero di Bernardeschi

Come è cambiato?

In conferenza stampa, dopo la vittoria contro la Fiorentina, Allegri ha descritto la partita di Bernardeschi dicendo che era stata di personalità, concreta: «Sotto quel punto di vista lì è cresciuto molto». Ha detto anche che Bernardeschi «ha capito come bisogna stare alla Juventus, un club con un DNA unico dove le vittorie arrivano grazie al lavoro e al sacrificio».

Le variazioni sottolineate sopra nei suoi numeri stagionali – per quanto si tratta di sfumature, più che di una vera e propria trasformazione, basate oltretutto su un campione ridotto: come giocherebbe Bernardeschi se diventasse titolare da qui a fine stagione? – indicano uno stile più prudente e attento ai dettagli, una concentrazione diversa rispetto al passato e coerente con il contesto juventino. I tifosi bianconeri stanno riconoscendo a Bernardeschi un impegno e un’applicazione che, considerata l’età e il ruolo da protagonista assoluto che aveva nella Fiorentina, non era scontato.

Il cambiamento è avvenuto, o sta avvenendo, soprattutto sul piano mentale, ma si nota anche ad occhio nudo in alcune piccole cose. Dai ripiegamenti difensivi, dall’intelligenza con cui gestisce il possesso. Da esterno destro, ovviamente, Bernardeschi tende a ricevere palla sui piedi e a girarsi verso l’interno del campo già con il primo controllo. Se è marcato da vicino, come capitato venerdì scorso con Biraghi, che spesso lo prendeva in consegna anche all’interno della metà campo difensiva bianconera, riceve e scarica all’indietro sui difensori o sul centrocampista più vicino; se invece ha più spazio mette subito il corpo in diagonale, in direzione della porta avversaria.

Nelle prime partite, e in generale quando dalla parte opposta del campo c’è stato Douglas Costa, i cambi di campo erano più frequenti, ma sembra cosciente del rischio di trasformarsi in uno spara-palloni, insistendo troppo sui lanci di interno dalla trequarti. Anche senza portare troppo palla, o  avere “gli occhi dietro alla schiena”, come si dice dei trequartisti con una visione di gioco eccezionale, riesce a trovare quasi sempre un compagno a cui passare la palla, e al passaggio segue sempre il movimento senza palla.

Forse è ancora troppo rigido e sicuramente dovrà sciogliersi di più in futuro, anche perché usando solo il piede sinistro diventa facilmente prevedibile per chi lo marca, ma già in questa prima fase non sono mancati gli slanci, le transizioni palla al piede condotte con velocità impressionante, le incursioni in area di rigore e i tiri a fuori. In generale è un trequartista atipico, con un primo controllo non eccezionale e una conduzione fluida ma con la palla distante dal corpo (lo scorso anno sbagliava 2 controlli in media ogni 90’, questa stagione addirittura 2.8; e sia con la maglia della Fiorentina che con quella bianconera perde il possesso 2.6 volte). Nello stretto non ha la “suola” di Dybala (o di gente come Milinkovic-Savic) e in transizione va dove c’è spazio per correre. Potrebbe provare ad andare più spesso lungo linea, visto che quando arriva sul fondo sa crossare anche con il destro, e non è da escludere che con il tempo uno degli aspetti principali del suo gioco diventi quel talento da seconda punta, la presenza in area, i movimenti in profondità, la ricerca della soluzione personale, che adesso sfrutta solo di tanto in tanto.

Insomma, Federico Bernardeschi in questa fase della sua evoluzione sta mostrando al meglio cosa significa per un giocatore di indubbio talento entrare a far parte di una “grande”, una squadra in cui le responsabilità offensive e difensive sono equamente divise, in cui verrebbe visto male se facesse troppo poco ma anche se provasse a fare troppo. Non è un salto che può fare qualsiasi calciatore, né è detto che faccia bene a tutti allo stesso modo, alcuni calciatori hanno un talento capriccioso, hanno bisogno di crescere il più possibile seguendo il loro istinto e non si adatteranno mai troppo a un contesto diverso a quello ideale per loro. Chi siamo noi per giudicare? A Federico Bernardeschi, però, almeno per adesso, l’apprendistato bianconero sembra fare bene.

Fonte: SkySport

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