“Mamma, anche i calciatori muoiono?”

Non sono brava a trovare le parole giuste. Non lo sono mai stata. Non conosco la lirica della morte. Ed anche per questo ho scelto di raccontare lo sport. Gioe, emozioni, qualche dolore ma tutto sopportabile.
Quasi. Tutto. Sopportabile. Cosi, quando con la sua innocenza, mio figlio seienne mi fa questa domanda, io, un po’, rimango spiazzata.

“Mamma, anche i calciatori muoiono?”

Forse chi lo sport non lo ama, non lo vive, non lo pratica, vive con poco romanticismo, risponderebbe “certo, sono esseri umani anche loro”. Ma noi che lo sport lo amiamo, lo viviamo, lo raccontiamo, noi, capiamo il senso della domanda. Il calciatore è giovane, forte, invincibile. Nella testa di un bambino di sei anni come per uno di 40, 60… Si può rompere, piegare ma mai, mai spezzare.

E invece, arriva il giorno in cui succede. Gli si spezza il cuore, ci si spezza il cuore. Quel ragazzo lo hai visto cosi tante volte, ci hai giocato con e contro, lo hai incontrato per strada e gli hai chiesto una foto, ti è sempre piaciuto anche se indossava una maglia diversa dalla tua, hai appena attaccato la sua “figu” sull’album. E poi anche se non lo conoscevi, che cavolo, non si può morire così. A 31 anni. Perché hai una compagna dalla quale tornare, una figlia piccola da crescere e alla quale hai dato un nome che vale più di mille discorsi: Vittoria.

E se muore un ragazzo di poco più di 30 anni che per mestiere deve essere sano per forza, che sputa i polmoni in campo ogni santa domenica, allora vale tutto. E non vale più niente. E l’assurdità paralizza. E se fossi stata a Firenze sarei andata li, al Franchi, dove il suo cuore batteva ancora, come hanno fatto i suoi tifosi. Fermi, immobili, in silenzio.

“Mamma, ma quando si muore, dove si va?”

Mi piace pensare che raggiungiamo il posto nel quale avremmo sempre voluto essere. Chi conosce Davide, sa qual è.

Fonte: SkySport

Commenti