L’ennesima grande giornata di Ilicic

Non c’è una giocata di Ilicic uguale a un’altra, una volta controllato il pallone è impossibile sapere dove andrà, anche se tutti quelli che lo affrontano sanno che è mancino e che il destro lo usa il meno possibile. Ilicic inganna i suoi avversari con il corpo, spostando il peso da una parte all’altra, mantenendo sempre l’equilibrio e aspettando che a perderlo sia il giocatore davanti a lui. Sui campi da basket le finte così violente da far cadere un difensore si chiamano ankle breaker, e forse è solo la presa dei tacchetti sull’erba a risparmiare a molti difensori su un campo da calcio una figuraccia del genere, ma per Ilicic il dribbling non è un modo per prendersi gioco di un avversario, quanto piuttosto l’unico modo in cui può sopravvivere.

Dicevamo che il miglior Ilicic contiene il peggior Ilicic: se per avere lo spazio sufficiente a respirare Ilicic è costretto a dribblare, se piuttosto che proteggere la palla e provare a girarsi deve provare a fare un tunnel di esterno al suo avversario e corrergli al lato, va da sé che quando il difensore riesce a togliergli palla la giocata di Ilicic ci sembra forzata. A un dribbling sbagliato preferiremo sempre una protezione semplice, un passaggio all’indietro. Per Ilicic però non c’è differenza, se non a posteriori.

Se Ilicic è così efficace quest’anno, ovviamente, è anche merito del sistema di Gasperini, di una fase offensiva verticale che asseconda i suoi sbilanciamenti e poggia sui movimenti senza palla e sull’impegno costante dei compagni nel rendersi disponibili vicini a lui. Ilicic sembra anche più intenso in un contesto in cui gli inserimenti senza palla sono funzionali alla ricerca di superiorità (il che spiega anche la grande riuscita in zona gol di Cristante e in generale dei centrocampisti orobici) e non è necessario di avere i tempi di inserimento di Marchisio, Vidal o, per fare un esempio più comune, Luca Rigoni. Persino in pressione Ilicic riesce ad essere più efficace grazie al sostegno del sistema: anzitutto sa più o meno sempre quale uomo andare a pressare, secondo poi non è mai solo e i compagni, restringendo gli spazi, lo aiutano a mascherare le mancanze puramente difensive negli uno contro uno (la reattività, soprattutto, e la postura del corpo non da difensore).

Ma è vero che Ilicic, anche in un contesto del genere, a volte sembra mettersi volontariamente in difficoltà. Rifuggire le giocate più semplici e sicure per provocare situazioni complesse che solo lui può risolvere. In questo forse c’è un po’ di compiacimento, ma considerando nel complesso le sue qualità difficilmente sarebbe potuto emergere in qualsiasi altro ruolo del centrocampo o dell’attacco. Quando i ritmi si abbassano Ilicic è capace di sbagliare anche passaggi elementari, non ha una frequenza di tocco abbastanza elevata né un dinamismo tale da poter diventare un giocatore centrale semplicemente facendo da raccordo. Anche se può sembrare assurdo, per un giocatore che siamo abituati a pensare come incostante e inaffidabile, questa che vediamo oggi è la maturità di Josip Ilicic.

Il critico d’arte americano Clement Greenberg, riguardo le imperfezioni tecniche di Edward Hopper disse che “se fosse stato un pittore migliore, non sarebbe certo stato un artista superiore”. Se Ilicic fosse stato un giocatore più normale, sicuramente non sarebbe stato un giocatore migliore di quello che è.

Fonte: SkySport

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