
La filosofia di gioco del Salisburgo è tutta costruita attorno al pressing, inteso non solo come strumento difensivo, ma anche come prezioso strumento offensivo capace di innescare gli attacchi, spesso a difesa avversaria scoperta. È una filosofia radicale, alla cui base c’è l’aggressività in ogni fase del possesso avversario, e in particolar modo quando sta preparando una ripartenza e ci sono maggiori probabilità di trovare spazi da attaccare in contropiede. Un concetto tattico preciso, in tedesco definito “gegenpressing”, che indica il pressing immediatamente successivo alla perdita della palla, per interrompere sul nascere il contropiede avversario e, contemporaneamente, prendere di sorpresa la difesa avversaria quando è più disorganizzata.
La Lazio non ha un’identità di gioco così definita, ma a differenza del Salisburgo è in grado di modellarsi a seconda dell’avversario, adeguandosi alle richieste tattiche di ogni partita. Per la squadra di Simone Inzaghi era fondamentale, quindi, avere le risposte adeguate al pressing degli austriaci: avere cioè le idee chiare su come aggirarlo e riuscire a pareggiarne l’intensità, specie sulle palle vaganti, evitando quindi che i recuperi della palla del Salisburgo si trasformassero in ripartenze a campo aperto.
Le soluzioni trovate dalla Lazio non solo hanno arginato l’intensità del pressing del Salisburgo, ma hanno distrutto la sua intera strategia, forse oltre ogni più rosea aspettativa. La Lazio ha giocato con un’intensità fuori scala, rivolgendo contro il Salisburgo proprio gli strumenti che gli austriaci maneggiano meglio, e l’unico rimpianto è di non aver chiuso la partita con un margine più rassicurante in vista della sfida di ritorno.
Per sabotare il pressing della squadra di Marco Rose, la Lazio ha utilizzato il tipico rombo di costruzione formato dai tre difensori centrali (Luiz Felipe, de Vrij e Radu) più Lucas Leiva, che metteva in inferiorità numerica la prima linea di pressione del Salisburgo, composta dal trequartista, Schlager, e dalle due punte, Dabbur e Gulbrandsen.
Oltre che dalla superiorità numerica in fase di costruzione, che permetteva a Radu di uscire palla al piede, l’avanzata sul campo era preparata dai movimenti delle mezzali, che alzandosi allontanavano gli interni del Salisburgo dai tre giocatori offensivi impedendo loro di accompagnare il pressing. La Lazio si appoggiava quindi a Milinkovic-Savic o a Luis Alberto, i più bravi a gestire la palla sotto pressione, per risalire il campo e preparare la rifinitura.
Immobile, come al solito, scattava dietro la difesa o in alternativa si abbassava al posto di uno tra Milinkovic-Savic e Luis Alberto per ricevere e scaricare il pallone verso i due esterni. La Lazio è riuscita nello stesso tempo ad allungare e ad allargare il Salisburgo sul campo, utilizzando la posizione ampia e alta di Basta e Lulic per colpire il principale difetto degli austriaci: cioè l’occupazione dell’ampiezza, sia in fase difensiva che in quella offensiva.
Non è un caso che il primo gol arrivi proprio da una combinazione tra i due esterni: Basta crossa, Lulic finalizza. In precedenza la Lazio aveva utilizzato una delle scorciatoie di cui si serve di solito per risalire il campo: la palla lunga su Milinkovic-Savic. Il serbo ha controllato con il petto e ha passato il pallone a Immobile, che a sua volta ha allargato subito a Basta, il cui cross è stato trasformato in gol da Lulic.
Fonte: SkySport


