
Due rivoluzioni diverse
Quante cose sono cambiate, da quell’ultima vittoria rossonera. Basta uno sguardo alle formazioni per accorgersi di come il calcio corra veloce: nel frattempo abbiamo assistito a una rivoluzione cinese e a ben 4 avvicendamenti sulla panchina rossonera, all’addio di Higuain, all’esplosione di Mertens e alla nascita del sarrismo dall’altra parte. Anche questa una rivoluzione, se vogliamo.
In quel Milan, Donnarumma era ancora il promettente portiere della Primavera: a difendere i pali dei rossoneri c’era Diego Lopez, e solo a pronunciarne il nome sembra di parlare di una vita fa (anche perché, nel frattempo, il piccolo Gigio si appresta già a festeggiare le 100 in A). In difesa i francesi Mexes e Rami, poi Bonera e Armero. Centrocampo con Poli, Montolivo, de Jong, davanti Honda, Bonaventura e Menez come falso nueve. Due i superstiti, Montolivo e Bonaventura, un altro in panchina (entrato a partita in corso), quel Cristian Zapata che adesso, complici le assenze di Bonucci e Romagnoli, si ritrova improvvisamente titolare proprio contro il Napoli. Allenatore era Filippo Inzaghi, che schierava il 4-3-3 come usa oggi il suo ex compagno Gattuso, con le due ali “a piedi invertiti” tra cui Bonaventura, che oggi invece dà il meglio di sé da mezzala.
E il Napoli? Il più radicale cambio di ruolo, come detto, è stato quello di Mertens, all’epoca ancora un’ala nel 4-2-3-1 di Benitez. Higuain centravanti, ovviamente; Jorginho (affiancato quel giorno da David Lopez) cuciva gioco, ma certo non rivestendo il ruolo centrale che ha oggi. Rafael era il titolare tra i pali: Reina, dopo un anno a Napoli, stava tentando l’avventura al Bayern Monaco, ma sarebbe tornato presto. Cerniera difensiva Albiol-Koulibaly, e la cosa fa riflettere: se il Milan, la sua, l’ha rivoluzionata totalmente, il Napoli è cresciuto tenendo fissi gli interpreti e lavorando sui meccanismi, i movimenti, l’intesa.
Fonte: SkySport


