Il nuovo Higuain: gol scudetto, grinta e lavoro

Lo sliding doors del settimo scudetto consecutivo della Juventus si è materializzato alle 22.45 di sabato 28 aprile. San Siro, punizione di Dybala dalla tre quarti campo e colpo di testa di Gonzalo Higuain, che segna in pieno recupero il gol del 3-2 all’Inter che (di fatto) regala il tricolore ai bianconeri. Un paradosso, se si pensa che il Pipita era a digiuno da 716’ (il più lungo in tutte le competizioni da quando è in Italia) e che i 16 gol di questo torneo sono il minimo storico in Serie A (si era fermato a 17 nella sua stagione d’esordio con il Napoli, 2013/14). Il nuovo Higuain è un giocatore profondamente diverso dall’animale d’area di rigore visto prima al Bernabeu (122 gol in 264 partite) e poi al San Paolo (92 in 147). Allegri lo ha trasformato in un attaccante moderno, che svaria a 360 gradi sul fronte d’attacco, capace di far ripartire la squadra, di distribuire il gioco sulle ali, di difendere nei propri 16 metri, di rincorrere l’avversario e di sbucciarsi le ginocchia per un contrasto. Non solo, il peso specifico di Gonzalo all’interno dello spogliatoio è cresciuto esponenzialmente, grazie anche al forte legame che si è creato con tutto il gruppo sudamericano, Dybala e Douglas Costa in primis, tanto che lo stesso Del Piero, dopo l’impresa del San Paolo, aveva parlato di “partita da capitano”. La partita di San Siro con l’Inter è stata la dimostrazione che Higuain non vive solo per il gol: 33 tocchi, 3 tiri verso la porta di cui uno all’interno dello specchio, 20 passaggi (l’85% di questi completati),ma anche un fallo commesso. I suoi oltre 9,5 km percorsi a partita (più del Mandzukic che si divora la fascia o di speedy Douglas Costa, tanto per fare due nomi), i suoi numerosi rientri nella propria metà campo, come sottolineato dalla heat map di ‘Whoscored’, dimostrano che il Pipita è andato ben oltre il gol che ha indirizzato lo scudetto sulla strada di Torino per la settima volta di fila…

Fonte: SkySport

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