Sarà il Mondiale di Cristiano Ronaldo?

Quattro anni dopo, in Sudafrica, la storia è già totalmente cambiata: Ronaldo ci arriva come il giocatore più costoso del mondo – avendo firmato per il Real Madrid per 94 milioni – con un Pallone d’Oro in bacheca (vinto nel 2008) e da capitano del Portogallo. Tuttavia, nonostante il successo a livello di club, è il periodo più complicato per lui con la Nazionale: arriva al Mondiale avendo segnato solo un gol in due anni e stavolta non riesce a fare la differenza. Segna il gol del 7 a 0 contro la Nord Corea nei gironi, ma negli ottavi contro la Spagna non riesce a incidere.

La storia si ripete al mondiale del 2014: Ronaldo è nel pieno della sua maturità tecnica (ci arriva dopo una stagione da oltre 60 gol), ma totalmente scarico. Fino all’ultimo non è certa la sua presenza a causa di un infortunio al ginocchio che lo limita in maniera evidente. In qualche modo riesce a giocare tutte e tre le partite del girone, ma il Portogallo viene eliminato, rimediando anche 4 gol dalla Germania.

L’eredità di Cristiano

Due soli gol su azione in 1114 minuti, numeri completamente ribaltati da 90 minuti giocati à la Ronaldo nella prima partita dell’edizione 2018, con cui ha raddoppiato il proprio bottino mondiale.

Se fino a ieri Ronaldo ai Mondiali era una storia opaca, oggi il portoghese è uno dei soli tre giocatori ad aver segnato in quattro differenti edizioni dei Mondiali, nonché il più vecchio ad aver segnato una tripletta. Se dovesse continuare così, poi, perché non puntare al record di gol di Klose, distante solo 9 marcature? Oggi può sembrarci assurdo, ma se vi avessi detto che Cristiano avrebbe segnato 3 gol alla Spagna all’esordio ci avreste creduto?

Cristiano Ronaldo è rimasto molto silenzioso nei giorni che hanno preceduto l’esordio. L’unica sua dichiarazione ufficiale ha la mestizia di chi si sta nascondendo il più possibile: «Faremo come a Euro 2016, lotteremo fino alla fine ricordandoci che nel calcio tutto è possibile. Passo dopo passo vedremo cosa accadrà e cosa riusciremo a fare. Per noi è un privilegio rappresentare il Portogallo, faremo del nostro meglio».

Eravamo così impegnati a guardare da un’altra parte che non ci siamo accorti che la stella più violentemente luminosa del Mondiale era sul punto di esplodere. Come potevamo solo pensare di vederlo disputare un Mondiale sottotono ancora una volta, non impiegare fino allo stremo tutti i suoi 84 chili di muscoli (e una percentuale davvero minima di massa grassa) pur di spostare la sua legacy un centimetro più in là.

Mentre noi fingiamo ancora di interessarci alla retorica dell’ennesima sfida tra Messi e Ronaldo (ne ha parlato recentemente anche Brian Phillips sul New Yorker), Ronaldo sta giocando una sua partita più grande. Riuscisse a piegare la resistenza dell’unico torneo avulso da sue grandi prestazioni, a 33 anni, con una squadra che sembra ancora più inadeguata rispetto a quella di due anni fa (una squadra che si presenta con Pepe e Fonte centrali), dimostrerebbe una volta di più come la sua forza di volontà vada ben oltre il talento. Un insegnamento forse spietato, ma prezioso in un periodo storico in cui tutto ci sembra immediato e casuale.

Cristiano Ronaldo gioca con la determinazione di chi vuole lasciare un ricordo immacolato e luminoso, di chi vuole entrare anche in quell’ala laterale della Storia del Calcio che è la Storia dei Mondiali. Nonostante tutti gli sforzi compiuti in passato (anzi forse a causa di tutti questi sforzi) Cristiano Ronaldo non è riuscito a convincerci di essere lui il migliore (solo pochi giorni fa Messi ha fatto delle foto insieme a una capra, il cui acronimo inglese GOAT significa Great Of All Time – il più grande di tutti i tempi. Cosa sarebbe accaduto se le stesse foto le avesse fatte Ronaldo? Quanta ironia si sarebbe scatenata? Quanto ci sarebbe apparso arrogante e infantile?). Ecco, questo Mondiale potrebbe essere l’occasione buona per convincerci.

Le prossime partite saranno ovviamente decisive, ma Ronaldo il primo colpo all’interno del Palazzo d’Inverno l’ha sparato. Noi non possiamo fare altro che sederci davanti al televisore e aspettare: magari la rivoluzione avrà la faccia abbronzata di un portoghese troppo innamorato di sé stesso.

Fonte: SkySport

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