
Poveri, orfani, pescatori, pastori, sotto le bombe della guerra, con braccialetti elettronici alla caviglia e un lavoro in fabbrica per guadagnarsi uno stipendio vero. Poi un salto, avanti nel tempo. Tutti al Mondiale, in Russia. Contro ma insieme, di diverse squadre e nazionalità ma uniti da un passato tormentato, superato, e un sogno finalmente realizzato. Il palcoscenico più bello di tutti. I colori degli stadi, il tifo, l’atmosfera, i giocatori più forti. Niente è come un Mondiale, e ancora di più per loro. Dodici storie, dodici uomini che ce l’hanno fatta. Rincorrendo un pallone distrutto, spesso scalzi, e realizzando la loro personale utopia.
Fonte: Sky
Parla l’allenatore del Torino: “Puntiamo all’Europa giocando bene e attaccando sempre. Ai giocatori offro lealtà e rispetto, ma pretendo lo stesso da loro….
Su una passerella pedonale di fronte al Colosseo è apparso uno striscione minatorio, anonimo e accanto appesi c’erano i manichini di tre giocatori…